Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

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  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

Se cade Trump, cade Al Sisi? Questo è quello che si chiedono in Egitto


C'è un filo sempre più spesso che continua ad unire l'Egitto e gli USA guidati dall'amministrazione Trump. Trump fin dal suo insediamento è stato il miglior alleato di Al Sisi, tanto che si è arrivanti addirittura a sospettare che lo stesso governo egiziano abbia finanziato con 10 milioni di dollari la campagna presidenziale di Trump. Ci sono state inchieste della CNN che hanno posto diversi interrogativi su ciò. I rapporti tra il dittatore egiziano ed il presidente americano sono buoni, e le visite di cortesia e di corteggiamento tra i vari esponenti governativi continuano senza sosta. È sotto gli occhi di tutti che qualcosa bolle nell'aria. Se cade Trump, ci saranno dei cambiamenti nella geopolitica importanti, e forse il primo dittatore a cadere sarà proprio Al Sisi? Sicuramente non avrà più l'appoggio incondizionato del governo americano se dovesse vincere Biden, dagli appelli dei democratici contro le violazioni dei diritti umani alle dichiarazioni chiare di Biden dei segnali importanti ci sono. Certo, il rischio di una situazione gattopardiana è sempre alto, ma questa volta forse le cose potrebbero effettivamente prendere una piega diversa in un Paese dove la corruzione è alle stelle, il popolo patisce la fame come non accadeva da tempo, e l'esercito,  va dove soffia il vento dell'opportunismo e ci mette un niente a cambiare rotta. Al Sisi ha fatto cadere Morsi, ha preso il potere con un colpo di Stato nel 2013. Potrebbe accadere la stessa cosa anche a colui che in questo momento si considera immortale, in un Paese dove le primavere arabe sono sempre dietro l'angolo e quando parliamo di primavere arabe parliamo di proteste sostenute da forze occidentali con lo scopo di far cadere dittatori che il sistema ha deciso di scaricare. Insomma, ancora una volta tutto sembra passare dall'America. L'unica cosa certa è che in Egitto la dittatura tiferà per Trump e se Trump non dovesse vincere, cosa tutt'altro che scontata, anche se i sondaggi sembrano dire il contrario, Al Sisi forse avrà le settimane contate e siamo certi che non avrà difficoltà a trovare Paesi dove chiedere asilo politico, a partire dall'Italia che gli ha steso il tappeto rosso in questi ultimi anni.

mb

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