Il tappeto rosso steso all'Egitto. Non solo vendiamo le fregate ma addestriamo anche il personale. L'Italia ha rinunciato alla verità per Giulio
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Saranno circa duecento i militari egiziani ospitati alla Spezia per essere addestrati nell'utilizzo delle due fregate Fremm intitolate a Spartaco Schergat ed Emilio Bianchi, entrambi arruolati volontari nella Decima Mas e premiati per la loro operazione portata in essere ad Alessandria d'Egitto nel 1941 contro gli inglesi. E questo nomi pare rimarranno anche quando le due fregate entreranno in servizio in Egitto. La commessa militare è andata a buon fine per la dittatura egiziana e per Fincantieri. Dunque non solo si venderanno le navi militari all'Egitto, contribuendo ad armare in modo importante una dittatura militare, alleata dell'Italia nell'Eastmed, ma si addestrerà anche il personale per utilizzare quelle navi come si apprende dalla stampa locale. Nulla di stupefacente e sorprendente. Il tappeto rosso all'Egitto è stato steso da un pezzo. Da quando con la rinuncia alla verità processuale per Giulio Regeni, coincisa con il rinvio dell'ambasciatore italiano in Egitto, perchè questo è quello che è successo, si è avviata la normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi. Inutile prendersi in giro. La situazione è questa. L'Italia ha rinunciato alla verità processuale per Giulio.
Farebbero bene a riconoscerlo all'interno di una Commissione monocamerale d'inchiesta sull'omicidio di Giulio di cui sinceramente non se ne comprende più l'utilità, visto che sta diventando la vetrina della difesa della ragion di Stato, se così la si può chiamare. La magistratura è arrivata dove poteva arrivare, in assenza di accordi giudiziari, oltre non si può andare. La società civile continuerà a pretendere la verità processuale per Giulio, nella consapevolezza che la situazione è arrivata ad un punto di non ritorno fino a quando non muteranno le relazioni tra Italia ed Egitto. Non esistono accordi di cooperazione giudiziaria e senza questi non si va da nessuna parte.
Incredibile come tutto questo si sia concretizzato in neanche cinque anni. Hanno ammazzato un ragazzo italiano che era lì a fare il suo lavoro di ricercatore universitario. Ucciso da un regime violento, ossessionato dalla paranoia della sicurezza. Ed il primo Paese che doveva fare di tutto per ottenere giustizia per un proprio concittadino, l'Italia, ha fatto di tutto per non ottenerla, rinunciando alla verità processuale per altri interessi ritenuti a quanto pare più importanti che non potevano essere compromessi. Questione di priorità. Come il gas, pensando ad ENI, come le navi militari, pensando a Fincantieri. E quando parliamo di ENI e Fincantieri parliamo dello Stato italiano non di soggettività estranee e private. L'Egitto ha ripagato così il prezzo della vita sottratta a Giulio. Una cosa semplicemente indicibile.
mb
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