
Fummo tra i primi con questo blog a segnalare in Italia quanto stesse accadendo in Egitto alla fine dell'estate 2019. C'era una volta si potrebbe dire, quell'attore, che con la sua pagina Facebook fuggito con la propria famiglia dalla dittatura di Al Sisi, Mohamed Ali, da Barcellona incitava il popolo egiziano a mobilitarsi contro la dittatura. Partendo da alcuni video diffusi sul suo
canale you tube. Ed il tutto in pochissimi giorni. Dissidente, voce interna che ha collaborato per 15 anni con l'apparato militare fino a quando ha deciso di dire basta. Denunciando la corruzione, le violenze, le nefandezze di una dittatura militare nata con il colpo di stato del luglio 2013. Sappiamo poi come è andata a finire. A settembre la gente seguì le sue indicazioni. In piazza al Cairo ci scese. E la repressione del regime fu durissima. Si arrivò a parlare di oltre 4 mila arresti. Fu mandata la gente a schiantarsi in modo irresponsabile contro il muro del regime egiziano. Infatti, dopo quelle rivolte nate dai social, che comunque si muovevano in un campo fertile, perchè in Egitto la gente soffre la fame, la povertà è elevata, l'attore ritirò i remi in barca ed il regime a gennaio 2020 liberò la maggior parte dei detenuti politici arrestati per le rivolte del 20 settembre 2019. L'attore invece doveva ritirarsi dalla scena politica. Una sorta di pacificazione politica. Durata poco. Perchè dopo qualche mese l'attore egiziano è ritornato a farsi sentire con i suoi messaggi principalmente su Facebook. Ad oggi lui è individuato come il principale antagonista di Al Sisi, visto che i Fratelli Musulmani sono stati liquidati come organizzazione terroristica e collocati nella lista nera in un Paese, quale quello egiziano, dove tutto ciò che sa di opposizione ad Al Sisi viene subito etichettato come minaccia per la sicurezza nazionale. E in tutto ciò sorge un grande interrogativo. Mentre giunge notizia che nella nuova capitale simbolo delle speculazioni egiziane, nota come Al Sisi city, o nuova capitale amministrativa, ancora non ha un nome ufficiale, l'ambasciata americana, l'ONU e altre miriade di organizzazioni hanno chiesto di ottenere degli spazi, continuando dunque a riconoscere legittimazione istituzionale alla dittatura egiziana, rimane l'incognita Biden. Se dovesse vincere lui le elezioni in USA, e l'amico Trump di Al Sisi dovesse uscirne sconfitto, che ripercussioni ci saranno al Cairo? Il regime avrà i giorni contati perchè sarà il momento attraverso le poche spontanee "primavere arabe" di cambiare rotta? E l'attore egiziano avrà un ruolo in tutto ciò? Biden sull'Egitto già aveva fatto intendere che con la sua presidenza il momento degli assegni in bianco sarebbe finito e ricordiamo che una quarantina di membri del congresso americano, tutti democratici, hanno chiesto, nero su bianco, di rivedere le relazioni con l'Egitto, stante le costanti e sistematiche violazioni dei diritti umani.
mb
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