Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

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  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

Se l'Egitto può continuare a fare il suo teatrino dell'inganno è solo grazie agli "amici" internazionali. Se isolato crolla

La vicenda libica è probabilmente l'emblema di cosa sia l'Egitto. Si inscena una rappresentazione teatrale della banalità della geopolitica mediterranea. I libici che si oppongono al governo riconosciuto a livello internazionale di Tripoli invocano l'intervento di Al Sisi. E qui parte la seconda parte del teatrino. Al Sisi riceve la telefonata del suo amichetto Trump, che in America ha i mesi contati prima di essere fatto fuori politicamente. Trump in sostanza gli ordina di risolvere la questione politicamente e di non fare casini in Libia. Nessuna guerra contro la Turchia. Intanto, Biden, il futuro presidente americano, attacca Al Sisi dicendo che è finito il momento degli assegni in bianco. Al Sisi, mette in funziona la sterile macchina del parlamento egiziano, come se in una dittatura il parlamento avesse qualche ruolo, e a porte chiuse manda un messaggio al mondo ed alla Turchia. L'Egitto autorizza l'invio di truppe a sostegno di Haftar, che per inciso non è sostenuto dall'Italia, che appoggia sì e no Al Sarraj. Ed in tutto questo cortocircuito l'Italia continua a portare avanti la commessa della vergogna con la dittatura egiziana armandola e diventando il principale fornitore di armi per Al Sisi. Al Sisi minaccia i muscoli, fa esercitazioni, fa discorsi all'esercito, al suo esercito, quello che sta tenendo in ostaggio 100 milioni di persone in Egitto. Dice la zona rossa è Sirte. Intanto anche l'altro amichetto di Al Sisi, Putin, gli ordina di non fare casini in Libia. L'Europa, totalmente inutile, ha perso già da tempo la sua credibilità con l'Egitto, da quando ha fatto risoluzioni inapplicate contro l'Egitto, e anzi ha dovuto subire la contro mossa egiziana, che ha rotto diplomaticamente i rapporti con l'Europa, non inviando un proprio rappresentante ad un meeting internazionale europeo, passando da carnefice a vittima, come sempre hanno fatti i fascisti nel corso della loro storia. In sostanza l'Egitto è il teatro dell'inganno. Un teatro beffardo, che prende in giro il mondo, e noi qualcosa la sappiamo da più di quattro anni sull'omicidio di Stato di Giulio. Un Paese che se isolato a livello internazionale, crolla. Quindi altro non resta che da constatare che se l'Egitto può permettersi di andare avanti con la dittatura di Al Sisi, dei militari al potere, è perchè ciò è voluto a livello internazionale, tanto dagli USA, quanto dai Russi, i cinesi non sono ostili, e diversi sono i Paesi europei, Italia, Francia e Germania, in testa a sostenere la dittatura nata dopo le rivolte stravolte del 30 giugno del 2013. Questa è la realtà delle cose. Quello che ci si deve chiedere è se con la vittoria di Biden, cambierà il corso degli eventi in Egitto, visto che qualche segnale c'è, oppure sarà la solita operazione gattopardiana.

mb

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