Aquileia: il porto dell'Impero e l'ombra del Ventennio

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  Quando si cammina tra le rovine di Aquileia, non si sta passeggiando in una cittadina qualsiasi: si sta attraversando quella che era, a tutti gli effetti, la seconda città dell'Impero!  Una metropoli pazzesca. Però, oggi, per cogliere questa immensità ci vuole un grandissimo sforzo di immaginazione. Le pietre sopravvissute al tempo sono lì che vorrebbero disperatamente raccontarci una storia straordinaria, ma noi, spesso, facciamo fatica ad ascoltarla.  Perché c'è un problema. E il problema è che se vogliamo davvero capire e valorizzare Aquileia, dobbiamo liberarci di un ingombro non da poco: dobbiamo avere il coraggio di andare oltre la visione che ci ha lasciato in eredità il fascismo e svecchiare, modernizzare il sito.  Prendiamo la fantomatica "via sacra". Voi andate lungo il porto fluviale, che all'epoca dei romani doveva essere un luogo vivacissimo, un viavai frenetico, un posto pieno di rumori, di mercanti, di facchini che imprecavano e caricavano merci.....

Caro Presidente, la vera "sciagura nazionale" fu il fascismo con oltre vent'anni di barbarie



Il discorso per il giorno del Ricordo, da parte del Presidente della Repubblica, è sempre atteso. Oltre dieci anni di discorsi. Sono anni che sono caratterizzati da uno spirito chiaro ed univoco e quello di quest'anno da parte del Presidente di Mattarella ne è l'evidenza. L'ennesima evidenza di questo spirito. Si parla, per la prima volta, di sciagura nazionale. E si parla, per l'ennesima volta, di pulizia etnica. No, non c'è stata alcuna pulizia etnica contro gli italiani. E' un concetto antistorico, non rispettoso dei fatti accaduti. E' un concetto, invero, politico. Chiaramente politico. Come politico è il discorso del Presidente della Repubblica. Caro Presidente, perché in Italia non si è mai usato dall'alto delle Istituzioni il concetto di sciagura nazionale, per parlare del fascismo? Dei crimini compiuti dal nazifascismo? La cui opera di sciagura iniziò per mano di quell'occupazione della città di Fiume nel 1919 come capeggiata da D'Annunzio? Con atto, spacciato di amor patrio, ma antislavo, che pose le basi per quello che poi sarà con l'incendio del Narodni dom del 1920, l'avvio della tentata pulizia etnica, questa sì che venne tentata, contro i popoli "slavi" che abitavano nella "Venezia Giulia", sloveni, croati, serbi e non solo. Non ho mai sentito parlare di sciagura nazionale dall'alto delle istituzioni per gli oltre vent'anni di fascismo. Ma di sciagura nazionale si parla, mi consenta Presidente, nell'ambito dell'esercizio del diritto di critica, per una breve parentesi storica che è stata, per quanto violenta, un niente rispetto a quello che ha compiuto il fascismo. Che con le barbarie attuate in gran parte è stato poi causa delle vicende che si vorrebbero ricordare nel giorno del Ricordo. La differenza sostanziale è che nel primo caso si dovrebbe raccontare  dei carnefici,  gli italiani " brava gente", oltre vent'anni di storia di carnefici, nel secondo caso, invero, si parla solo delle vittime. Sofferenze ve ne sono state, nessuno lo nega. Come si potrebbe? Ma il modo in cui si imposta questo racconto della storia pare essere funzionale e corrispondente a quella logica nazionalista che sta alla base del revisionismo storico che sta  riscrivendo in chiave nazionalista la storia del '900, e mettendo sullo stesso piano fatti storici completamente opposti e avversi tra di loro, come simbolicamente rappresentati dal 27 gennaio, giorno della Memoria, e 10 febbraio, giorno del Ricordo. E questa non è più storia, ma politica.


mb

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