Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

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  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

Quando Trump mise un like ad un post che invitava ad iniziare una guerra per evitare l'impeachment

Continua nei social ad essere la parola più diffusa, #WWIII o #TrumpWar oltre che a #IranUSA. D'altronde le recenti dichiarazioni da parte iraniana hanno fatto ben intendere quale sarà la loro politica, occhio per occhio, dente per dente. Una guerra iniziata dagli americani, a colpi di droni e missili, che pretendono di essere dalla parte giusta della storia e minacciano ritorsioni pesantissime se l'Iran oserà fare quello che qualsiasi Paese sarebbe tenuto a fare quando subisce una dichiarazione di guerra. Difendersi, colpendo. Insomma, si rischia una spirale difficile da controllare che richiama per alcuni aspetti quanto accaduto più che con la seconda guerra mondiale, con la prima guerra mondiale. In ogni caso, se dovesse scoppiare la terza guerra mondiale, statene certi, non saremmo qui a raccontarla nei social, perché sarà distruzione totale. Mentre l'America rischia di trascinare anche i Paesi colonizzati, in situazioni di alta tensione, come l'Italia, che farebbero bene ad attivarsi quanto prima per far chiudere le basi militari americane presenti sul proprio territorio, non passa inosservato quell'unico like messo dal profilo ufficiale di Trump. Risale al 2013. Si legge: "iniziare una guerra sembrava una distrazione divina contro quella bufala di impeachment".  Il contesto ovviamente era diverso, ma la coincidenza per alcuni aspetti ti lascia un pò basito, mettiamola così. Certo che questo è il pensiero di molti. Trump vuole iniziare una guerra per la questione dell'impeachment che lo riguarda, per ritardarla il più possibile vista la scadenza del suo mandato. Una strategia di una banalità disarmante e se quel like del 2013 rispecchiasse il quanto oggi sta accadendo, stiamone certi, ci saranno cose più serie di cui preoccuparsi che dell'accusa di impeachment di quel matto di Trump.

mb

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