Oggi c'è la necessità di un nuovo manifesto per l'arte

Un tempo c’era la vita, c’era il sangue, c’era l’ardimento! C’erano i Futuristi che sputavano in faccia al passatismo, c’era Filippo Tommaso Marinetti che incendiava le accademie, c’era Mario Schifano che aggrediva la tela con la furia di chi vuole conquistare il mondo! C’erano i manifesti, c’era un’idea comunitaria, violenta, estatica dell’arte! E oggi? Oggi il nulla! Il deserto assoluto dell’anima! Siamo circondati da individualisti, rinchiusi nel loro microscopico  guscio. L'arte contemporanea è diventata come il calcio: una manica di mercenari! I galleristi non sono sempre critici, sono procuratori d’assalto. Ma serve una rivoluzione! C’è un bisogno disperato, assoluto, di un nuovo Manifesto! Qualcosa che torni a far vomitare i perbenisti e a far piangere d’estasi chi sa ancora vedere! Abbiamo bisogno di una pittura che torni a essere carne, di pennellate che squarcino la tela immortalando questo vuoto pneumatico del terzo millennio per distruggerlo! Basta con questa mercificaz...

CPR di Gradisca. Morto un ragazzo. Due le versioni, "rissa" o "pestaggio da parte delle forze dell'ordine"



Il CPR di Gradisca, che non sarebbe un carcere, infatti, forse è anche peggio, è un disastro. Fughe, che non possono essere chiamate evasioni, ma allontanamenti volontari, non è uno scherzo. E' stato detto così. Tentativi di autolesionismo, perché la gente impazzisce e non vuole essere rimpatriata, per arrivare al fattaccio che ha portato ad un secondo morto a Gradisca, dopo il CIE nel 2013, da cui ebbero luogo delle rivolte che portarono alla chiusura di quel posto sconcertante. Una persona di poco meno di 40 anni, georgiano. E qui si apre già un caso. La velina ripresa come prima informativa da tutti gli organi di stampa parla di una rissa scoppiata tra migranti, il 14 gennaio, così si legge: "Un cittadino georgiano di 20 anni che era trattenuto al centro permanente per i rimpatri di Gradisca di Isonzo è morto questo pomeriggio all'ospedale di Gorizia a seguito di lesioni. Martedì scorso il giovane era rimasto coinvolto in una rissa scoppiata all'interno del Cpr. La Procura di Gorizia ha aperto un'indagine e nei prossimi giorni verrà disposta l'autopsia per verificare le cause del decesso e per capire perché le condizioni si sono aggravate nel corso dei giorni fino a portare alla morte del ventenne. " 

In rete sta circolando un video, girato all'interno di quella struttura, che mostra le gabbie di vetro, mostra il CPR dall'interno, mostra le condizioni in cui si trovano ad operare il personale ed a vivere fino all'attesa dell'espulsione i migranti oggetto del provvedimento di "rimpatrio".  Il video è stato diffuso da No CPR e no frontiere che lascia intendere diverse cose.  Ricordiamo che nella stessa struttura si trovano a convivere CPR e CARA.
E viene fornita una seconda versione. Il ragazzo in questione, morto nell'ospedale di Gorizia per un malore, pare, in base alla denuncia di No CPR, che non sia stato ferito in una semplice rissa. Così scrive il gruppo NO CPR :
"Un gruppo di solidali si è trovato stasera sotto il CPR di Gradisca ed è riuscito a comunicare con i reclusi. Le persone rinchiuse hanno negato che ci sia stata una rissa tra di loro, come invece riportano i giornali. Secondo i reclusi, sono stati picchiati dalla polizia.
Il ragazzo che è morto voleva rientrare in Georgia. Secondo una prima ricostruzione pare che sia stato portato fuori dal Cpr, poi di nuovo al Cpr, dove è stato picchiato, da lì in ospedale, da dove è tornato morto. Pare che la moglie, che si trova in Georgia, sia già stata informata della morte, da altri reclusi o amici.
Seguiranno aggiornamenti, per capire le dinamiche e le responsabilità. Per ora sappiamo solo quello che già sapevamo: nei lager si muore"
Evidentemente si è in presenza di due ricostruzioni dei fatti non compatibili tra di loro, che porterebbero a responsabilità diverse, in una struttura che è strapiena di telecamere, si presume che queste abbiano ripreso qualcosa, sempre che il fatto non sia avvenuto in zona non protetta da telecamere. E allora a quel punto diventeranno determinanti le testimonianze di chi ha assistito all'episodio.
mb

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