Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

CPR di Gradisca. Morto un ragazzo. Due le versioni, "rissa" o "pestaggio da parte delle forze dell'ordine"



Il CPR di Gradisca, che non sarebbe un carcere, infatti, forse è anche peggio, è un disastro. Fughe, che non possono essere chiamate evasioni, ma allontanamenti volontari, non è uno scherzo. E' stato detto così. Tentativi di autolesionismo, perché la gente impazzisce e non vuole essere rimpatriata, per arrivare al fattaccio che ha portato ad un secondo morto a Gradisca, dopo il CIE nel 2013, da cui ebbero luogo delle rivolte che portarono alla chiusura di quel posto sconcertante. Una persona di poco meno di 40 anni, georgiano. E qui si apre già un caso. La velina ripresa come prima informativa da tutti gli organi di stampa parla di una rissa scoppiata tra migranti, il 14 gennaio, così si legge: "Un cittadino georgiano di 20 anni che era trattenuto al centro permanente per i rimpatri di Gradisca di Isonzo è morto questo pomeriggio all'ospedale di Gorizia a seguito di lesioni. Martedì scorso il giovane era rimasto coinvolto in una rissa scoppiata all'interno del Cpr. La Procura di Gorizia ha aperto un'indagine e nei prossimi giorni verrà disposta l'autopsia per verificare le cause del decesso e per capire perché le condizioni si sono aggravate nel corso dei giorni fino a portare alla morte del ventenne. " 

In rete sta circolando un video, girato all'interno di quella struttura, che mostra le gabbie di vetro, mostra il CPR dall'interno, mostra le condizioni in cui si trovano ad operare il personale ed a vivere fino all'attesa dell'espulsione i migranti oggetto del provvedimento di "rimpatrio".  Il video è stato diffuso da No CPR e no frontiere che lascia intendere diverse cose.  Ricordiamo che nella stessa struttura si trovano a convivere CPR e CARA.
E viene fornita una seconda versione. Il ragazzo in questione, morto nell'ospedale di Gorizia per un malore, pare, in base alla denuncia di No CPR, che non sia stato ferito in una semplice rissa. Così scrive il gruppo NO CPR :
"Un gruppo di solidali si è trovato stasera sotto il CPR di Gradisca ed è riuscito a comunicare con i reclusi. Le persone rinchiuse hanno negato che ci sia stata una rissa tra di loro, come invece riportano i giornali. Secondo i reclusi, sono stati picchiati dalla polizia.
Il ragazzo che è morto voleva rientrare in Georgia. Secondo una prima ricostruzione pare che sia stato portato fuori dal Cpr, poi di nuovo al Cpr, dove è stato picchiato, da lì in ospedale, da dove è tornato morto. Pare che la moglie, che si trova in Georgia, sia già stata informata della morte, da altri reclusi o amici.
Seguiranno aggiornamenti, per capire le dinamiche e le responsabilità. Per ora sappiamo solo quello che già sapevamo: nei lager si muore"
Evidentemente si è in presenza di due ricostruzioni dei fatti non compatibili tra di loro, che porterebbero a responsabilità diverse, in una struttura che è strapiena di telecamere, si presume che queste abbiano ripreso qualcosa, sempre che il fatto non sia avvenuto in zona non protetta da telecamere. E allora a quel punto diventeranno determinanti le testimonianze di chi ha assistito all'episodio.
mb

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