La grande ipocrisia: il caso Regeni e il bluff dell'amicizia egiziana

  Allora, guardate, la questione è d'un’evidenza quasi imbarazzante, e bisogna avere il coraggio di dirlo con grande chiarezza. Perché qui siamo di fronte a uno di quei casi in cui la storia — e la cronaca giudiziaria — ci mette sotto gli occhi una realtà drammatica, senza infingimenti. Il punto centrale è questo: l’Egitto, che a parole è sempre stato descritto come questo grande alleato, questo partner fondamentale dell’Italia nel Mediterraneo, sul piano della verità e della giustizia per Giulio Regeni non ha mosso un solo millimetro. Mai. E si è arrivati a questo paradosso straordinario — ed è una sentenza davvero incredibile — in cui la Corte ha condannato alcuni funzionari per il sequestro di Giulio, per quell'atto di violenza di Stato, ma non per la sua uccisione. L'accusa di omicidio, che la Procura contestava al solo Sharif e per la quale era stato chiesto l'ergastolo, non è stata riconosciuta.  In tutti questi anni, la cooperazione giudiziaria da parte egiziana ...

Quelle oltre 30mila firme inascoltate per il richiamo dell'ambasciatore italiano dall'Egitto. Altro che "ultimatum"


Oltre 30 mila, puntano a quota 35 mila, le firme che per la prima volta in Italia  vedono dei cittadini, migliaia e migliaia di cittadini, chiedere espressamente il richiamo di un nostro ambasciatore da un Paese straniero.  Non era mai successa una cosa del genere, e come è noto, questa mossa è stata inevitabile, stante il muro alzato dal sistema dittatoriale egiziano e  stante le orecchie da mercante di gran parte delle istituzioni sulla verità per Giulio Regeni. Se solo la volontà di fare giustizia fosse come quella di voler fare affari con l'Egitto, oggi probabilmente in galera ci sarebbero già mandanti ed esecutori di quell'atto criminale che ha spezzato la vita di Giulio. Siamo nel quarto anno di infamie, di negazioni, di verità negate. La verità processuale è irrinunciabile per un Paese che ha già conosciuto sulla propria pelle,sulla propria storia, altre ingiustizie, altre negazioni di verità, e l'elenco è lungo in questa Repubblica italiana. E' un fatto di dignità imprescindibile. Come viene ribadito nella petizione  Gli unici "brandelli di verità" li abbiamo grazie all'incessante lavoro del legale della famiglia, della procura e degli investigatori di Roma,e degli eroici consulenti della famiglia al Cairo, che hanno pagato il loro impegno con arresti e intimidazioni.Ci uniamo alla richiesta della famiglia Regeni e dell'avvocato Ballerini: "L'Italia richiami l'ambasciatore. Si dichiari l'Egitto paese non sicuro, non lasciateci soli a cercare la verità". Ne va della dignità del nostro Paese.
Non c'è altro da aggiungere, intanto quel famoso ultimatum all'Egitto si è perso nel nulla, anche se nel frattempo, come è noto, ha iniziato a muovere i primi passi la Commissione d'Inchiesta monocamerale sul caso di Giulio, grazie alla sensibilità del Presidente della Camera, unico organo Istituzionale italiano che ha sospeso i rapporti diplomatici e politici con l'Egitto.

mb

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