L'Atelier del Silenzio: storia incredibile di Afro, di un castello e della rinascita del Friuli

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      Dimenticatevi il solito castello medievale. Niente pietre fredde, niente polvere. No, qui stiamo parlando di una fortezza viva, spalancata sul mondo! Immaginatevi quest'uomo, Afro, immerso in quel verde friulano così prorompente. E lui che cosa fa? Lo prende e lo reinterpreta a modo suo, lo trasforma in quell'astrattismo pazzesco che lo renderà uno degli artisti italiani più celebri al mondo nel suo tempo. E guardate che c'è un parallelo fantastico! Pensate a Cy Twombly che si rinchiude nella sua fortezza a Bassano in Teverina, immerso nello splendore dell'accoglienza dei Franchetti... Ebbene, Afro vede questa cosa e segue esattamente quelle orme. Questo castello, sia chiaro, non riesce a comprarlo! Anche se era nei suoi desideri. Ma non si perde d'animo: se lo prende in affitto per anni e lo trasforma nel suo laboratorio creativo, nel suo rifugio d'arte. E allora la mostra “Afro al Castello di Prampero: l'Atelier del Silenzio (1961-1976)” ... non pote...

Quelle oltre 30mila firme inascoltate per il richiamo dell'ambasciatore italiano dall'Egitto. Altro che "ultimatum"


Oltre 30 mila, puntano a quota 35 mila, le firme che per la prima volta in Italia  vedono dei cittadini, migliaia e migliaia di cittadini, chiedere espressamente il richiamo di un nostro ambasciatore da un Paese straniero.  Non era mai successa una cosa del genere, e come è noto, questa mossa è stata inevitabile, stante il muro alzato dal sistema dittatoriale egiziano e  stante le orecchie da mercante di gran parte delle istituzioni sulla verità per Giulio Regeni. Se solo la volontà di fare giustizia fosse come quella di voler fare affari con l'Egitto, oggi probabilmente in galera ci sarebbero già mandanti ed esecutori di quell'atto criminale che ha spezzato la vita di Giulio. Siamo nel quarto anno di infamie, di negazioni, di verità negate. La verità processuale è irrinunciabile per un Paese che ha già conosciuto sulla propria pelle,sulla propria storia, altre ingiustizie, altre negazioni di verità, e l'elenco è lungo in questa Repubblica italiana. E' un fatto di dignità imprescindibile. Come viene ribadito nella petizione  Gli unici "brandelli di verità" li abbiamo grazie all'incessante lavoro del legale della famiglia, della procura e degli investigatori di Roma,e degli eroici consulenti della famiglia al Cairo, che hanno pagato il loro impegno con arresti e intimidazioni.Ci uniamo alla richiesta della famiglia Regeni e dell'avvocato Ballerini: "L'Italia richiami l'ambasciatore. Si dichiari l'Egitto paese non sicuro, non lasciateci soli a cercare la verità". Ne va della dignità del nostro Paese.
Non c'è altro da aggiungere, intanto quel famoso ultimatum all'Egitto si è perso nel nulla, anche se nel frattempo, come è noto, ha iniziato a muovere i primi passi la Commissione d'Inchiesta monocamerale sul caso di Giulio, grazie alla sensibilità del Presidente della Camera, unico organo Istituzionale italiano che ha sospeso i rapporti diplomatici e politici con l'Egitto.

mb

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