Delitto Chichiarelli: tutti i dubbi e le incongruenze su un'esecuzione di Stato

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Nella trasmissione di Carlo Lucarelli Blu Notte ,  si è ritornati sulla vicenda di uno dei personaggi più enigmatici della storia repubblicana italiana, Antonio "Tony" Chichiarelli. A lui è stato recentemente dedicato anche un film di grande successo che ne ha forse mitizzato eccessivamente la figura: un criminale che ha comunque attraversato la stagione più oscura della Repubblica, quella del sequestro Moro. Chichiarelli accumulò ingenti ricchezze grazie al suo talento per il falso d'arte. Le sue opere sono circolate ovunque, tanto che ancora oggi, di fronte a un dipinto, ci si chiede se si tratti di un originale o di un "Rally", il nome con cui era solito firmarsi. Ma l'aspetto più enigmatico della sua vita parte, paradossalmente, dalla fine: il suo assassinio. Nel corso del programma, Silvio Bozzi — già dirigente della Polizia Scientifica, Questore Aggiunto ed esperto in materie criminalistiche — ha definito la dinamica del delitto con un'espressione ...

La grande ipocrisia: il caso Regeni e il bluff dell'amicizia egiziana

 

Allora, guardate, la questione è d'un’evidenza quasi imbarazzante, e bisogna avere il coraggio di dirlo con grande chiarezza. Perché qui siamo di fronte a uno di quei casi in cui la storia — e la cronaca giudiziaria — ci mette sotto gli occhi una realtà drammatica, senza infingimenti.

Il punto centrale è questo: l’Egitto, che a parole è sempre stato descritto come questo grande alleato, questo partner fondamentale dell’Italia nel Mediterraneo, sul piano della verità e della giustizia per Giulio Regeni non ha mosso un solo millimetro. Mai. E si è arrivati a questo paradosso straordinario — ed è una sentenza davvero incredibile — in cui la Corte ha condannato alcuni funzionari per il sequestro di Giulio, per quell'atto di violenza di Stato, ma non per la sua uccisione. L'accusa di omicidio, che la Procura contestava al solo Sharif e per la quale era stato chiesto l'ergastolo, non è stata riconosciuta.
 In tutti questi anni, la cooperazione giudiziaria da parte egiziana non è semplicemente mancata: c'è stato un repertorio ininterrotto di depistaggi, di meschinità, di autentiche infamie studiate a tavolino per ostacolare qualunque tentativo di arrivare alla verità. Perché la realtà — piaccia o no ai diplomati e ai politici — è che Giulio è stato torturato e ucciso all'interno del sistema di potere di Al-Sisi. La responsabilità, politica e morale, cade interamente su quel regime.

E allora, quando oggi ci vengono a raccontare che rompere i rapporti o anche solo alzare la voce contro il Cairo danneggerebbe i nostri interessi, si sta prendendo in giro la gente. Ma quale danno? Come si fa a sostenere che perderemmo la collaborazione di uno Stato che su questa vicenda tremenda ci ha sistematicamente remato contro? La storia di questi anni ci dimostra esattamente il contrario. E continuare a fingere che le cose stiano diversamente è, francamente, un esercizio di ipocrisia che non ci possiamo più permettere.
mb 

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