L'Atelier del Silenzio: storia incredibile di Afro, di un castello e della rinascita del Friuli

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      Dimenticatevi il solito castello medievale. Niente pietre fredde, niente polvere. No, qui stiamo parlando di una fortezza viva, spalancata sul mondo! Immaginatevi quest'uomo, Afro, immerso in quel verde friulano così prorompente. E lui che cosa fa? Lo prende e lo reinterpreta a modo suo, lo trasforma in quell'astrattismo pazzesco che lo renderà uno degli artisti italiani più celebri al mondo nel suo tempo. E guardate che c'è un parallelo fantastico! Pensate a Cy Twombly che si rinchiude nella sua fortezza a Bassano in Teverina, immerso nello splendore dell'accoglienza dei Franchetti... Ebbene, Afro vede questa cosa e segue esattamente quelle orme. Questo castello, sia chiaro, non riesce a comprarlo! Anche se era nei suoi desideri. Ma non si perde d'animo: se lo prende in affitto per anni e lo trasforma nel suo laboratorio creativo, nel suo rifugio d'arte. E allora la mostra “Afro al Castello di Prampero: l'Atelier del Silenzio (1961-1976)” ... non pote...

Egitto e Regno Unito, amici come prima e più di prima


Giulio non era un cittadino del Regno Unito, ma diamine di quel mondo, studiava per la più importante Università d'Inghilterra e del Regno Unito. E' stato ammazzato sul campo, durante il suo lavoro di dottorato, di ricerca. Se l'Università in un primo momento si era attivata manifestando rabbia e incredulità per quanto successo, poi, il silenzio. Vergognoso. Dalle parti del Regno Unito sembrano aver chiuso in un cassetto la questione di Giulio, come se non li toccasse, non fosse anche affare loro. Ciò dovrebbe mettere i brividi, dovrebbe far sollevare il mondo accademico, che dovrebbe alzare barricate verso quel Paese dove Giulio è stato ucciso come il peggior nemico degli egiziani, eppure lui gli egiziani li amava più di chi oggi è al potere con l'esercizio di una terribile dittatura. E le Università hanno ripreso a dialogare con l'Egitto, a organizzare viaggi, gli affari non si sono mai fermati, e ora il ministro degli Esteri per gli affari europei, Badr Abdel Aati, è notizia che ha avuto colloqui separati al Cairo con George Hodgson, capo dell'unità congiunta del Ministero degli Esteri del Nord Africa e Philip Parham, inviato speciale del Regno Unito per il vertice di investimento Regno Unito-Africa 2020. I due funzionari britannici hanno salutato lo sviluppo positivo dei legami egiziano-britannici, soprattutto alla luce dei progressi realizzati dall'Egitto dal punto di vista economico e per il ruolo pionieristico dell'Egitto in Medio Oriente e Africa.Così è stato reso noto dal governo egiziano. Concludendo che "Hodgson e Parham hanno dichiarato di non vedere l'ora di migliorare la partnership strategica tra i due paesi, in particolare nei settori del commercio e degli investimenti ed hanno notato che la Gran Bretagna è uno dei maggiori investitori stranieri in Egitto". Insomma, ennesima medaglia al petto per la dittatura egiziana. I diritti umani, quelli, cosa vuoi che contino nelle relazioni bilaterali tra chi proclama ai quattro venti i valori della libertà, della democrazia, e poi, invece, si entusiasma di stringere mani e accordi con dittature terribili.

mb

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