Il gran teatro di Trieste: tra il jazz degli Angloamericani, l'illusione del TLT e i selfie con D'Annunzio

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C'è un'ironia sottile — e diciamolo pure, del tutto meravigliosa — nella storia moderna di Trieste. Da una parte c’è chi guarda a certe nostalgie e pensa subito: "Ma ci state prendendo in giro?" . Dall’altra, invece, c’è chi avverte una sorta di grande, sublime tormento amletico, un richiamo disperato a quell’età dell'oro che va dal giugno del '45 all'ottobre del '54. La Trieste della Reggenza angloamericana! Quel momento incredibile in cui arrivano gli alleati e portano la cioccolata, le sigarette americane, il jazz, lo sport e, naturalmente, uno sballo assolutamente sfrenato. Il tutto, s'intende, prima che la città venisse restituita all'Italia. E lì nasce il mito del TLT, il Territorio Libero di Trieste! Che a un certo punto, nei primi anni Duemila, vive una resurrezione prodigiosa: cortei di migliaia di persone, un entusiasmo travolgente. L’Eldorado adriatico! Poi però — com’è tipico delle cose umane e soprattutto della politica locale — co...

E dal FVG si afferma la difesa del fantomatico diritto a non emigrare. Non è uno scherzo



"È inaccettabile che una persona perda il diritto di vivere nella propria terra, inaccettabile che perda il diritto a preservare la propria cultura e tradizioni per vivere in una condizione di sradicamento dalle proprie origini e dalla propria famiglia. Per questo nella nuova norma sulla cooperazione internazionale abbiamo inserito il diritto fondamentale a non migrare che il Friuli Venezia Giulia contribuisce a difendere con il suo piccolo contributo progettuale".  Queste le parole del presidente leghista del FVG all'iniziativa "Diamo un futuro agli Yazidi". 
Tale concetto venne affermato ad esempio dal Papa Benedetto, nel 2012:  Il diritto della persona ad emigrare – come ricorda la Costituzione conciliare Gaudium et spes al n. 65 – è iscritto tra i diritti umani fondamentali, con facoltà per ciascuno di stabilirsi dove crede più opportuno per una migliore realizzazione delle sue capacità e aspirazioni e dei suoi progetti. Nel contesto socio-politico attuale, però, prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra, ripetendo con il Beato Giovanni Paolo II che «diritto primario dell’uomo è di vivere nella propria patria: diritto che però diventa effettivo solo se si tengono costantemente sotto controllo i fattori che spingono all’emigrazione» (Discorso al IV Congresso mondiale delle Migrazioni, 1998). 

Questa regione sta ribaltando i propri valori storici, i propri principi morali tradizionali. Il diritto a non emigrare nella politica dell'intolleranza serve a legittimare le politiche di non accoglienza, con il canonico aiutiamoli a casa loro. 
Il FVG da terra di accoglienza, a terra di espulsione? Dall'apertura del CPR a Gradisca, al clima sociale che si è innescato, sì, questo è il quadro che caratterizza la nostra regione, in un mondo dove siamo oltre 7 miliardi, c'è chi crede di poter edificare la propria patria blindata, identitaria, e sicura. Bazzecole nefaste di quel '900 che ritornano con prepotenza nei suoi lati oscuri.

mb

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