Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio e il caso dell'intitolazione delle vie nell'attesa dell'accertamento della giustizia

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Memoria, giustizia e toponomastica: il caso Giulio Regeni a dieci anni dalla scomparsa Il decennale del sequestro e dell'omicidio di Stato di Giulio Regeni rappresenta un tragico spartiacque temporale. Dieci anni costituiscono un tempo sufficientemente lungo per storicizzare un evento, ma dolorosamente insufficiente a lenire una ferita ancora aperta. Nonostante un contesto geopolitico globale sempre più frammentato e complesso, il percorso giudiziario si trova oggi a un punto di svolta: l'evidenza dei fatti emersi finora sfida apertamente i tentativi di insabbiamento e la retorica della post-verità. Il nodo politico e giudiziario Sotto il profilo analitico, i funzionari egiziani imputati nel processo non vanno considerati come elementi isolati, bensì come l'espressione strutturale degli apparati di sicurezza della dittatura di Al-Sisi. In quest'ottica, l'attesa sentenza italiana assume un duplice valore: Penale: accertare le responsabilità individuali dei soggetti ...

Centinaia di migranti prendono "d'assalto" un treno alla stazione di Sarajevo

Centinaia di migranti hanno cercato di prendere d'assalto il treno per Bihac, dove si registrano situazioni sconcertanti, dalla stazione centrale di Sarajevo. Il controllore del treno con fatica cercava di fare rispettare a questa ondata di migranti una sorta di fila improvvisata, ma era come non stupito per quello che stava accadendo, perchè sicuramente successo altre volte, mentre la polizia bosniaca osservava a breve distanza la situazione senza intervenire. Il fatto è accaduto il 24 luglio, ma la foto si è potuta pubblicare solo ora, per ragioni di sicurezza, perchè non appena la polizia si è accorta che si stava scattando la foto per testimoniare quella situazione si è avventata intimando di non fotografare perchè in quell'area non si poteva fotografare in una Bosnia dove abbondano i cartelli con divieto di foto. Effettivamente nella stazione di Sarajevo ci sono diversi avvisi sul divieto di fotografare, ma quanto accaduto sul binario uno della stazione di Sarajevo non poteva non essere ignorato.
Andava testimoniato. Probabilmente queste sono scene che si ripetono con assiduità nella città bosniaca che ha tutti gli interessi di veder allontanare queste persone dal proprio territorio che pare, per quello che si racconta, giungano facilmente in Bosnia perchè facilitati dalla Serbia. La direzione dei migranti va verso la Croazia. Da tenere conto che la Slovenia sta blindando i suoi confini con la Croazia e a loro volta queste persone  vengono respinte verso la Bosnia, sempre più legata alla Turchia. Si tratta di persone che cercano una vita migliore, è sicuramente un loro diritto, e affrontano situazioni incredibili pur di conquistarsi un pezzetto di diritto alla felicità e dignità. La rotta balcanica non ha i numeri record degli scorsi anni, si dovrebbe parlare oggi di mini rotta balcanica,  che in questi ultimi mesi si sta sicuramente aggravando, ma non si può rimanere indifferenti verso quanto sta succedendo, come se non esistesse. Non è che se ti blindi con i carri armati, filo spinato, droni e pattugliamenti misti, o chiudendo i porti, quello che accade alle porte del "tuo"mondo, non ti deve interessare, come se non esistesse solo perchè non lo vedi. E quando ti capita davanti agli occhi, altro non puoi fare che assistere a quelle scene che hai imparato a vedere in televisione, nei documentari, a vivere indirettamente con le testimonianze dei protagonisti, ma questo non è un film, è la realtà.


mb

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