
Anonimo, per lungo tempo, paese di periferia, dell'estremo Nordest, passato alla storia, suo malgrado, per tre personaggi che hanno lasciato tutt'altro che un segno positivo nella storia d'Italia. A partire da Oberdan, che oggi verrebbe tranquillamente definito come terrorista, invece, viene omaggiato dal nazionalismo italiano, e non solo, come eroe. Voleva attentare alla vita dell'Imperatore Francesco Giuseppe. Venne arrestato nella Ronchi d'Austria, e condannato a morte. Non morirà, invece, Mussolini, ferito durante una esercitazione sul Carso. Dallo scoppio di un lanciabombe. Venne operato dal clinico chirurgo Giuseppe Tusini, nel campo di Ronchi di Soleschiano, fondatore e preside dell'Università Castrense di San Giorgio di Nogaro. Durante la convalescenza venne visitato nel sanatorio da Vittorio Emanuele III. Ritornerà altre due volte, in occasione della proclamazione delle leggi razziali di Trieste, giorno in cui verrà inaugurato il sacrario militare di Redipuglia, e poi nel 1940.
E poi lui, l'amante della guerra. D'Annunzio. Colui che probabilmente mirava a diventare il "duce" d'Italia. 11 ore di permanenza a Ronchi, sotto il segno di Oberdan, in quel settembre del 1919, dove trovarono riparo i sette giurati espulsi da Fiume per il loro comportamento, partirà da qui per la marcia che sarà antesignana di quella fascista di Roma, sarà il primo atto di militarismo in Italia, di eversione, che comporterà la morte di una sessantina di militari e anche civili, nel "natale di sangue" a causa di quella scellerata marcia di occupazione che spianerà la strada al fascismo e farà scivolare Fiume all'Italia fascista. Sarà solo la Resistenza che riabiliterà Ronchi nel corso della storia, ma questo paese, effettivamente, suo malgrado, ha avuto a che fare con tre personaggi mai amati da queste parti, ripudiati, simbolo del nazionalismo reazionario italiano, che non potranno mai fare parte della storia di questo paese, fedele all'Impero austroungarico, ma che hanno condizionato la storia di Ronchi, a partire dal nome, ancora oggi impropriamente e in modo inopportuno "dei legionari" di cui in questo 2019 ricorrono i cent'anni di quella pagliacciata, tanto narcisistica, quanto estremamente pericolosa. I nazionalismi sono stati sempre un dramma, un male, da condannare, non da celebrare, od osannare. Ed il nome d'Italia purtroppo è stato macchiato dal nazionalismo e da personaggi che ancora oggi vengono incredibilmente celebrati e non condannati anche da chi si dice voler perseguire lo spirito europeista.
mb
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