
Nel Paese che non riesce ad avere una progettualità, che non riesce a dare una soluzione alla piaga sociale devastante della necessità di avere un lavoro e dignitoso, di contrastare corruzioni e mafie, un Paese che alle prime piogge collassa in modo pietoso, alle prime scosse crolla come un castello di sabbia, l'emergenza non poteva che essere quella del crocifisso nelle scuole ed il divieto del velo islamico. A Monfalcone poco meno di un centinaio di luoghi pubblici verranno invasi da cartelli che in plurilingue assimileranno il velo islamico al casco. Interpretazione estensiva e peggiorativa della normativa nazionale. E contraria alla giustizia europea. Giusto per ricordarlo la Corte di Giustizia Europea ha detto chiaramente che vietare il velo islamico in luogo pubblico è fatto non tollerabile in una società democratica con la sentenza del 18/09/2018 n° 3413/09 arrivando ad affermare nella sostanza che vietare il velo islamico in pubblico significa compromettere il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione. Dunque una legge che voglia vietare il velo integrale o parziale in luoghi pubblici (nella fattispecie un tribunale) è da considerarsi come atto che faciliti una discriminazione volta a pregiudicare il diritto al rispetto della vita privata. Fatto, a detta dei giudici, che non può essere tollerato in una società democratica. Ed il Belgio è stato condannato a risarcire per il danno morale la donna in questione. Ma a Monfalcone hanno preferito seguire altri orientamenti.
A
Trieste, ora si estende in modo obbligatorio il crocefisso in alcune scuole e non solo ove non era presente. Come è noto nel 2011 con la nota sentenza della Corte europea dei diritti dell'Uomo i giudici affermarono che "il crocifisso appeso al muro è un simbolo essenzialmente passivo, e questo aspetto è importante agli occhi della Corte, tenuto conto soprattutto del principio di neutralità. In particolare non gli si può attribuire una influenza sugli allievi paragonabile a quella che può avere un discorso didattico o la partecipazione ad attività religiosa".
Ma da tener presente che.la sentenza della Corte di Appello
dell'Aquila del 2012, in merito al noto caso del Giudice Tosti, afferma “che è meritevole di tutela, alla luce dei principi
costituzionali, il diritto dei difensori e dell’imputato a presenziare e
ad esercitare le prerogative difensive in un’aula di giustizia priva di
espliciti simboli religiosi”.
Principio in via analogica ben estendibile anche nelle classi delle scuole ove è presente il crocifisso? Simbolo che venne introdotto nelle scuole durante il fascismo e nella seduta del 17 dicembre 1924 alla Camera, il Deputato Leonardi ricorderà che “aver ricollocato il Crocifisso nelle aule
scolastiche, aver incluso nei programmi delle scuole elementi di
insegnamento catechistico, è una benemerenza del Governo fascista che non si può
cancellare".

Da evidenziare, come emerso sul Piccolo che a Trieste si è andati oltre ogni concezione contemplabile e commentabile quando è stato affermato che " il crocefisso è come il tricolore". Amen.
Marco Barone
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