Quando da Ronchi nel 1953 rischiò di partire una nuova marcia ma per prendere Trieste, fu fermata dagli inglesi

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Siamo negli archivi del Dipartimento di Stato americano, documenti desecretati da poco. E salta fuori un telegramma del 1953. Un documento che scotta, perché ci racconta quanto siamo andati vicini a un pasticcio colossale proprio lì, a Ronchi. Ma prima, facciamo un po’ di contesto. Trieste, in quegli anni, è un posto incredibile. C’è il Territorio Libero, che però sulla carta è una cosa e nella realtà è un’altra. Comandano gli Alleati. Prima c'è stato un generale inglese, Sir Terence Airey: un uomo che piaceva a tutti i filo italiani, un periodo d'oro! Trieste era un pezzo d'America in Italia: cinema a ogni angolo, dollari che giravano a fiumi e, pensate, più di tremila ragazze triestine che alla fine sposano soldati americani e partono per il "sogno". Airey era uno che vedeva di buon occhio gli italiani, era un anticomunista convinto, si andava d'accordo. Poi però arriva Sir Thomas Winterton. E qui la musica cambia. Winterton è un inglese tutto d...

Il milite ignoto ed il dolore delle cinque madri, ma solo una poteva essere quella giusta

Undici furono le salme che caratterizzarono l'epopea del milite ignoto, una sola poteva essere scelta ed una sola venne scelta. E doveva essere una donna, una madre a compiere l'ennesimo atto "votivo" alla causa nazionale. Nell'imbarazzo di tale incredibile situazione ci fu una vera e propria selezione, per scegliere la madre giusta, il dolore giusto, con il figlio giusto, perso in guerra. L'Italia veniva rappresentata come una donna, la vittoria veniva identificata come una donna. Che mezzo milioni di madri persero i propri figli e poco più di un milione videro i propri figli essere gravemente feriti, o maciullati, era un qualcosa che doveva trovare il giusto coronamento con la giusta scenografia, iconografia, estetica nazionale di stato.
Ci fu una vera e propria selezione. Venne nominata una commissione che aveva il compito di scegliere la madre giusta. Non poteva essere Anna Visentini Feruglio, udinese, la prima madre scelta, madre di ben due figli dispersi in guerra,  non poteva essere una madre di Livorno che pare si recò a piedi da Livorno fino alla capitale del Friuli, Udine alla ricerca disperata del proprio figlio, non poteva essere una madre di Lavarone che si racconta addirittura che la stessa scavando in cimitero con le proprie mani la terra che ne ricopriva i resti, una volta trovate le ossa giuste le ricompose con un nastro, tricolore, così si racconta per portarle nel proprio paese. Storia che ricorda per diversi aspetti l'ultimo pensiero dei soldati colpiti prima di perire, come vengono tramandati dalla retorica nazionale, che ovviamente non era per la madre, non era una maledizione per la guerra e per chi li ha sottratti alla propria vita per essere massacrati in una carneficina, non era per la propria amata od il proprio amato, ma l'ultimo pensiero era d'amore per l'Italia. Viva l'Italia. Già.
 
E non poteva neanche essere il caso di una povera e disperata mamma che si racconta ebbe la forza di  assistere a oltre 150 esumazioni pur di trovare i resti del figlio. No. Serviva dell'altro. E quell'altro venne individuato nel dolore di Maria Bergamas, di Gradisca d’Isonzo, madre dell’irredento Antonio Bergamas, sottotenente decorato di Medaglia d’argento al valor militare, caduto sul monte Cimone il 18 giugno 1916 il quale in sostanza passò dall'Impero Austro-Ungarico al Regno d'Italia, morì combattendo per l'Italia contro quello che era stato il suo Impero. Per molti un classico traditore, per altri la figura perfetta dell'eroe nazionale, eroe o non eroe poco importa, perchè morì in una guerra ingiusta, massacrante ed il dolore della mamma, la quinta, si è dovuto chinare alla causa nazionale per quel milite ignoto che ha segnato la storia di questo Paese.

Marco Barone
 
 

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