La grande impunità verso il fascismo che ha causato centinaia di migliaia di morti in Italia

Quando parliamo del fascismo, non stiamo parlando di una rissa di quartiere, ma di una tragedia che ha segnato la carne di questo Paese per decenni. Il punto è questo: il fascismo mica è arrivato al potere perché Mussolini era un genio della politica o perché aveva chissà quale mandato divino. No! Il fascismo è stato un fenomeno reazionario, certo, ma che è rimasto in piedi perché lo hanno tenuto su. La borghesia, il grande capitale e, soprattutto, diciamocelo chiaramente, la monarchia. Perché senza il Re, Mussolini a Roma non ci sarebbe mai arrivato. Mai! Sarebbe finita lì. E invece no. E allora cosa succede? Succede che inizia questa lunga scia di sangue che è difficilissimo persino quantificare. Noi oggi proviamo a dare dei numeri, ma è una contabilità dell'orrore che sfugge di mano. Già prima della presa del potere, tra il '19 e il '22, abbiamo lo squadrismo.  E lì sono botte, sono bastonate, sono tremila persone — sindacalisti, comunisti, gente che non ci...

Il milite ignoto ed il dolore delle cinque madri, ma solo una poteva essere quella giusta

Undici furono le salme che caratterizzarono l'epopea del milite ignoto, una sola poteva essere scelta ed una sola venne scelta. E doveva essere una donna, una madre a compiere l'ennesimo atto "votivo" alla causa nazionale. Nell'imbarazzo di tale incredibile situazione ci fu una vera e propria selezione, per scegliere la madre giusta, il dolore giusto, con il figlio giusto, perso in guerra. L'Italia veniva rappresentata come una donna, la vittoria veniva identificata come una donna. Che mezzo milioni di madri persero i propri figli e poco più di un milione videro i propri figli essere gravemente feriti, o maciullati, era un qualcosa che doveva trovare il giusto coronamento con la giusta scenografia, iconografia, estetica nazionale di stato.
Ci fu una vera e propria selezione. Venne nominata una commissione che aveva il compito di scegliere la madre giusta. Non poteva essere Anna Visentini Feruglio, udinese, la prima madre scelta, madre di ben due figli dispersi in guerra,  non poteva essere una madre di Livorno che pare si recò a piedi da Livorno fino alla capitale del Friuli, Udine alla ricerca disperata del proprio figlio, non poteva essere una madre di Lavarone che si racconta addirittura che la stessa scavando in cimitero con le proprie mani la terra che ne ricopriva i resti, una volta trovate le ossa giuste le ricompose con un nastro, tricolore, così si racconta per portarle nel proprio paese. Storia che ricorda per diversi aspetti l'ultimo pensiero dei soldati colpiti prima di perire, come vengono tramandati dalla retorica nazionale, che ovviamente non era per la madre, non era una maledizione per la guerra e per chi li ha sottratti alla propria vita per essere massacrati in una carneficina, non era per la propria amata od il proprio amato, ma l'ultimo pensiero era d'amore per l'Italia. Viva l'Italia. Già.
 
E non poteva neanche essere il caso di una povera e disperata mamma che si racconta ebbe la forza di  assistere a oltre 150 esumazioni pur di trovare i resti del figlio. No. Serviva dell'altro. E quell'altro venne individuato nel dolore di Maria Bergamas, di Gradisca d’Isonzo, madre dell’irredento Antonio Bergamas, sottotenente decorato di Medaglia d’argento al valor militare, caduto sul monte Cimone il 18 giugno 1916 il quale in sostanza passò dall'Impero Austro-Ungarico al Regno d'Italia, morì combattendo per l'Italia contro quello che era stato il suo Impero. Per molti un classico traditore, per altri la figura perfetta dell'eroe nazionale, eroe o non eroe poco importa, perchè morì in una guerra ingiusta, massacrante ed il dolore della mamma, la quinta, si è dovuto chinare alla causa nazionale per quel milite ignoto che ha segnato la storia di questo Paese.

Marco Barone
 
 

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