I simboli rubati di Monfalcone: la campana del Vate e il feretro conteso di Enrico Toti

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  Diciamolo pure, c’è un dettaglio affascinante e al tempo stesso quasi tragicomico quando si guarda alla storia di Monfalcone, questa città che a un certo punto si ritrova letteralmente spogliata dei suoi simboli. E sono due vicende straordinarie, legate a quel clima incandescentissimo del nazionalismo italiano. Da una parte c'è Gabriele D’Annunzio. Nel 1919, mentre i suoi legionari marciano verso la città per ricongiungersi con gli ufficiali pronti a seguire il Vate alla conquista di Fiume, succede una cosa singolare.  Vedono una campanella, una minuscola campana, quella di San Polo. Per i monfalconesi era un pezzo d'anima, un simbolo identitario fortissimo. Ma D’Annunzio — ed è un fatto noto — era un collezionista ossessivo, accumulava qualsiasi oggetto gli capitasse a tiro. La sua dimora era letteralmente un museo straripante. E così la campanella sparisce, finisce dritta nella stanza del Lebbroso al Vittoriale. Da lì, nonostante le rimostranze e le rivendicazioni sacrosan...

Mondiali: Russia, Arabia Saudita, Egitto,che bel quadretto horror in materia di diritti


Miglior girone non poteva capitare. 
Nella Russia che ospita i mondiali di calcio e dove sbattono in galera gli oppositori per un nulla, dove si criminalizza in modo pesante l'omosessualità, o che dire dell'Arabia Saudita Paese che ama la pena di morte che viene eseguita anche a colpi di spada,  un colpo e la testa vola via, o l'Egitto il Paese dove spariscono nel nulla giovani, dove è stato massacrato Giulio Regeni e come lui tanti altri giovani, ragazzi e ragazze d'Egitto. 
Tutti Paesi con i quali l'Italia si relazione con amore e passione.

Miglior girone infernale non poteva essere, non poteva capitare, un bel quadretto stile horror in materia di diritti umani. Che bel Mondiale.
Marco Barone 


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