Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars

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La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa.    A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 5...

Il duello Piazza Duomo e Tito a Capodistria tanto tuonò che alla fine...

Forse si è trattato di un caso record. 48 ore, ora più ora in meno, è la vita che ha avuto la targa,  delle stesse dimensioni di quella Titov Trg, Piazza Tito, di Capodistria. Se ne è discusso molto nella cittadina slovena, non è stata digerita la provocazione o non provocazione del giorno, in cui è stata affissa, un giorno caro per la Jugoslavia,  il fatto che probabilmente non era neanche in bilingue, come Piazza Tito, e che è il primo passo, non ammesso e non affermabile, che porterà alla rimozione di Piazza Tito e delle altre intitolazioni politiche che ricordano la vecchia Jugoslavia comunista.
Tanto tuonò che è stata rimossa e verrà ricollocata a breve, a quanto pare.  Una tempesta fugace che ha lasciato comunque un segno, quello di quel vuoto sotto Piazza Tito.
Come è emerso su Radiocapodistria ,dove si è discusso in modo approfondito di questa vicenda,  nel seguito ed importante programma condotto da Stefano Lusa, alla fine pare che il tutto fosse solo un banale e semplice problema di mancanza di dialogo, di tanti errori, qualche mea culpa, che alla fine non comprometterà il ritorno di Piazza del Duomo che avverrà senza se e ma.
Non si è capito di chi è stata la responsabilità per quanto accaduto, sia per la rimozione che per l'errore, se errore si è trattato, della mancata comunicazione, quello che si è capito è che la toponomastica è e continuerà a rimanere ovunque un tema caldo, ed è normale che sia così, perchè esprime l'identità dei luoghi, la storia dei luoghi, perchè racconta un pezzo di vita vissuta che ognuno ricorderà a modo suo, la memoria condivisa è irrealizzabile perchè una grande cazzata.
L'idea di fare un referendum consultivo, non vincolante, ma che potrebbe essere l'occasione per discutere e confrontarsi su questa tematica, pare non essere preso in considerazione, non sempre la democrazia mantiene lo stesso passo delle necessità identitarie e delle memorie storiche di alcuni luoghi. 
Certo che se a Capodistria dovessero collocare le targhe con le vecchie denominazioni italiane, cosa lecita, ci mancherebbe, visto che esiste una importante e storica comunità autoctona italiana, e scritte solamente in italiano, lì dove in Friuli Venezia Giulia, ad esempio, ci sono comunità slovene come tutelate dalla legge, 32 sono i Comuni, con la loro presenza secolare, non si vede perchè non si possa fare la stessa cosa, ripristinare i vecchi nomi sloveni e rigorosamente in sloveno, anche con la sola dicitura "già..."

Marco Barone

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