Prima del Ventennio: cronache di intolleranza e squadrismo nel Monfalconese di fine Ottocento
Noi abbiamo questa immagine del vecchio Impero asburgico come di un meraviglioso mosaico di popoli. Dove italiani, sloveni, tedeschi, ungheresi vivevano tutti insieme appassionatamente, l'imperatore Francesco Giuseppe che vegliava su tutti, e le lingue e le identità di ciascuno venivano rispettate. E in parte è vero. In verità, se andiamo a stringere l'obiettivo, se andiamo a guardare cosa succedeva davvero tutti i giorni, ad esempio nel Monfalconese e anche a Ronchi, scopriamo che la realtà era un bel po' più spigolosa. Nei documenti e nelle cronache troviamo episodi che, a leggerli oggi, mettono i brividi. Roba che noi chiameremmo squadrismo bello e buono, ma vent'anni prima che nascessero i fasci di combattimento! Un'intolleranza becera verso gli sloveni e verso l'uso stesso della loro lingua. I giornali dell'epoca non facevano una piega. Anziché inorridire davanti alla violenza, si schieravano apertamente, senza il minimo pudore, dalla parte di chi mena...
Meno male che gente come colui che ha scritto ciò che avete appena letto incominciano a scomparire dalla faccia della terra, o per ragioni anagrafiche e morte naturale o perchè gli italiani incominciano a discernere tra cultura e bassa politica, tra arte e politicizzazione della cultura. C'è stato un periodo che biechi e incolti politicanti (tra cui, immagino, l'autore di questo blob) volevano abbattere, solo perché simbolo della Patria, il monumento a Vittorio Emanuele II (meglio noto come Altare della Patria), oggi rivalutato perché considerato uno dei capolavori della storia architettonica dell'umanità. Vergognosi atteggiamenti di individui incolti vorrebbero abbattere tutto ciò che è stato creato nella prima metà del XX secolo solo perché concepito negli anni delle dittature del secolo, fascismo, nazismo e comunismo: un secolo di architettura da rinnegare. Quegli stessi esseri immondi vorrebbero distruggere tutta la produzione artistica del Rinascimento perché prodotta durante i secoli delle Signorie in Italia: ricordo benissimo queste tesi perché ho abbastanza anni per averle dovute ascoltare, inorridito, durante i famigerati anni del '68, da parte di quegli stessi individui che sono oggi a capo, in veste di manager, di alcuni dei dei più importanti gruppi finanziari nel paese.
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