Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars

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La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa.    A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 5...

8 settembre del '43 un bel giorno per l'Italia, guardando al Rojava



E' il giorno dei giorni. Da un lato scatenerà l'ira funesta nazista e l'occupazione di alcune zone d'Italia. Dall'altro, sarà il giorno in cui si affermerà il riscatto dell'Italia. Segnali di resistenza ve ne furono già prima di questo giorno, ma sarà solo con le condizioni che si verranno a determinare che sarà possibile una resistenza unitaria e diffusa, senza dimenticare che la prima brigata partigiana armata che si costituirà in Italia sarà a Selz di Ronchi, con la brigata proletaria, e la battaglia di Gorizia sarà la prima grande battaglia affrontata dai partigiani in Italia contro l'invasore. Dopo l'8 settembre del 1943 nulla sarà come prima. Esercito sbandato, ritirate, civili che diventeranno partigiani, popoli divisi dalle politiche razziste del fascismo che ritroveranno l'unità grazie alla resistenza, come accadrà tra sloveni ed italiani.  Si lotterà non solo per liberare l'Italia ma anche per un mondo diverso, e l'ideale comunista sarà quello dominante. E' un bel giorno per l'Italia che attenderà il suo 25 aprile, ed il primo maggio del '45 giorno in cui si ultimerà l'ultima liberazione, quale quella di Trieste e Gorizia dall'occupante nazifascista. Da ricordare, onorare e celebrare. E nel mondo vi sono ancora luoghi ove si lotta contro i nazisti di questo terzo millennio. Come contro l'ISIS. Vi sono luoghi ove si lotta per la libertà, vi sono luoghi ove si lotta per creare un sistema sociale diverso da quello dominante. Questo è quello che accade nella zona del Rojava. Combattono contro i nazisti dell'Isis. Perché quelli dell'Isis sono come i nazisti, si comportano da nazisti, ed uccidono i civili come facevano i nazisti. Certo, ora la resistenza in quel luogo difficile, è in parte la lotta dei gruppi di resistenza YPG e YPJ è  sostenuta dagli americani. Ma questo vuol dire poco. Senza le armi degli angloamericani difficilmente i partigiani sarebbero riusciti nelle loro imprese. E purtroppo le guerre di liberazione non si fanno con le noccioline, o con i fiorellini. E' un mezzo transitorio, una questione di banale strategia geopolitica globale, anche perchè come la storia ha insegnato, sconfitto il nemico in comune, poi si tornerà ad essere avversari se non nemici. Come accaduto in Italia dopo la resistenza, perchè il comunismo non si poteva fare, non si doveva fare. Riconoscere l'importante lotta della e per la resistenza nella zona del Rojava è cosa buona e giusta se si vuole onorare la nostra resistenza ed il giorno più bello d'Italia, che porterà al 25 aprile.
Marco Barone

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