Migliaia i comuni che hanno visto il proprio nome cambiato dal fascismo

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  Come tutti i regimi di ogni epoca anche il fascismo come è ben noto ha voluto il proprio marchio, il suo segno, che resiste ai tempi, nei nomi dei luoghi. Oltre ad aver sradicato identità secolari famigliari con l'italianizzazione dei cognomi e anche dei nomi delle persone, fenomeno cruento avvenuto soprattutto nelle regioni del confine, si è scatenato con una inventiva con pochi precedenti anche nella trasformazione dei nomi dei luoghi, con la toponomastica ed odonomastica. Migliaia i comuni e le località che videro i propri nomi essere stravolti, tramite il processo di italianizzazione con lo scopo di romanizzare la località, di annientarne le origini identitarie considerate come non italianissime o con lo scopo di celebrarne l'atto politico funzionale allo spirito e causa fascista. Di casi se ne registrano a bizzeffe. Da Monteleone di Calabria, diventata Vibo Valentia, a Ronchi di Monfalcone, diventata Ronchi dei Legionari per celebrare l'atto eversivo della presa di...

Un primo maggio da Trieste a Capodistria


Un primo maggio sotto il segno della pioggia quello di Trieste,ed anche, dopo le note e faziose polemiche utilizzate anche per fini elettorali sulla presenza della bandiera del "crimine" quella della resistenza Jugoslava o della brigata Garibaldi, da curiosità. Ci sarà o non ci sarà? Come accade oramai da diversi anni, c'erano. C'era la bandiera ufficiale della Repubblica socialista di Slovenia, di Jugoslavia, della Brigati Garibaldi, c'erano magliette che ricordavano la liberazione di Trieste avvenuta per opera dei partigiani il primo maggio, c'era chi con il viso colorato con il, rosso, bianco e blu e la stella rossa, chi orgogliosamente con una toppa.


Non c'era per motivi tecnici e non politici la bandiera grande, quella che ha sventolato per qualche attimo a Trieste nel settantesimo della sua liberazione. Dunque nulla di nuovo. D'altronde la storia non la si può mica cambiare. Se il primo maggio a Trieste e non solo a Trieste coincide con la liberazione dall'occupante nazifascista, qualcuno il cuore in pace se lo dovrà pur mettere. Un corteo dignitoso nei numeri, molto significativo lo spezzone anarchico, che finirà anche in questo anno il corteo nella Piazza della Borsa, oltrepassando il palco dei sindacati rappresentativi di piazza dell'Unità, ed il tema per questo 2016 è stato il contrasto al massacro del popolo curdo ed al sostegno della rivoluzione nella Rojava e del confederalismo democratico.
Così come significativa la presenza di diversi migranti, con un proprio striscione, con il quale denunciavano le dittature presenti nei propri Paesi di provenienza. Il primo maggio a Trieste è giorno ove si rivendica e lotta per la libertà e non è solo la giornata della festa dei lavoratori, e comunque libertà e diritti dei lavoratori coincidono.

Dopo Trieste, una puntata a Capodistria, per un salto al contrario nella storia di questi luoghi. Perché la liberazione a Capodistria non è avvenuta il primo maggio, ma il 30 aprile del 1945, quando a Trieste iniziavano timidamente le prime forme di insurrezione. 

Dopo aver attraversato la strada delle vigne basse e verdi, giungi nella splendida Koper. Il bilinguismo è garantito, meglio che in Italia nei confronti degli sloveni, praticamente tutte le insegne delle attività commerciali sono tradotte in italiano, anche diverse indicazioni ed informazioni sono riportate in italiano ed è difficile che a Capodistria non si conosca l'italiano. Ma quello che ti ha colpito è il vedere pochissime bandiere slovene diffuse per la città, nei giorni in cui, pensi a Nova Gorica, ad esempio, queste bandiere ci sono, a ricordare la liberazione dall'occupante nazifascista.




Così come ti colpirà che la lapide che ricorda il 30 aprile del 1945 è "onorata" solo da una corona plastificata vecchia , senza neanche un fiore, così come neanche un fiore ci sarà sotto le statue degli eroi del popolo. E quello che ti sei chiesto è, quanto durerà ancora la piazza Tito a Capodistria? Che forse non ha superato pienamente gli effetti del trattato di Pace del 1947. 

Insomma, un primo maggio sotto il segno della riflessione, in un contesto europeo catastrofico, dove ritornano i peggiori estremismi di destra, i muri, reticolati, ma nello stesso tempo una Europa, vedi quello che accade a Parigi, che qualche segnale di lotta eppur riesce a darlo, nonostante tutto.



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