Quando da Ronchi nel 1953 rischiò di partire una nuova marcia ma per prendere Trieste, fu fermata dagli inglesi

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Siamo negli archivi del Dipartimento di Stato americano, documenti desecretati da poco. E salta fuori un telegramma del 1953. Un documento che scotta, perché ci racconta quanto siamo andati vicini a un pasticcio colossale proprio lì, a Ronchi. Ma prima, facciamo un po’ di contesto. Trieste, in quegli anni, è un posto incredibile. C’è il Territorio Libero, che però sulla carta è una cosa e nella realtà è un’altra. Comandano gli Alleati. Prima c'è stato un generale inglese, Sir Terence Airey: un uomo che piaceva a tutti i filo italiani, un periodo d'oro! Trieste era un pezzo d'America in Italia: cinema a ogni angolo, dollari che giravano a fiumi e, pensate, più di tremila ragazze triestine che alla fine sposano soldati americani e partono per il "sogno". Airey era uno che vedeva di buon occhio gli italiani, era un anticomunista convinto, si andava d'accordo. Poi però arriva Sir Thomas Winterton. E qui la musica cambia. Winterton è un inglese tutto d...

Togliatti: "tutte le campagne circa le persecuzioni degli italiani in Jugoslavia sono calunnie e menzogne"

Togliatti nella prima pagina dell'Unità del 7 novembre 1946, racconta il suo viaggio a Belgrado e l'incontro con il Maresciallo Tito. "Il Maresciallo Tito mi ha dichiarato di essere disposto a consentire che Trieste appartenga all'Italia, cioè sia sotto la Sovranità della Repubblica italiana qualora l'Italia consenta di lasciare Gorizia alla Jugoslavia, città che anche secondo i dati del nostro ministero degli esteri è in prevalenza slava. La sola condizione che il Maresciallo Tito pone è che Trieste riceva in seno alla Repubblica italiana uno statuto autonomo effettivamente democratico che permetta ai triestini di governare la loro città ed il loro territorio secondo principi democratici".
Alla domanda, cosa pensava di questa proposta, Togliatti, rispose: io penso che è ora di smetterla di servirsi della questione triestina per seminare discordia tra due popoli i quali sono entrambi popoli di lavoratori che debbono collaborare nel modo più stretto allo scopo di liberarsi per sempre da ogni oppressione imperialistica e costruirsi una vita libera e felice".
In merito al rapporto tra Italiani e Jugoslavi, Togliatti rilevava che: nella Costituzione Jugoslava "agli italiani verranno riconosciuti tutti i loro diritti nazionali, avranno le loro scuole in lingua italiana, vedranno rispettata e potranno sviluppare liberamente la loro cultura secondo il nostro genio nazionale. Io ritengo assurda e antinazionale la campagna che qualcuno conduce per far fuggire gli italiani dai territori che rimangono alla Jugoslavia. Le popolazioni italiane devono restare in questi territori dove la loro funzione sarà quella di costituire un legame sempre più stretto tra i due Paesi e le due civiltà. E' chiaro che tutte le campagne circa pretese persecuzioni degli italiani in Jugoslavia sono da porre nel novero delle calunnie e delle menzogne- su per giù come la notizia del mio arresto a Trieste". 
D'altronde, in merito al "noto" esodo già a fine luglio del 1946 De Gasperi incaricava il vice prefetto ispettore generale Meneghini di costituire a Venezia “un ufficio direttamente dipendente dal Ministero-Gabinetto per la Venezia Giulia- con il compito di apportare un piano organico per l'eventuale esodo della popolazione italiana da Pola e da altre località della Zona B, predisporre i vari e necessari aiuti occorrenti ai profughi al momento della partenza, prendere opportuni accordi con i competenti organi per l'opera di prima assistenza ai profughi e per il loro smistamento verso le altre province che dimostrino adeguate capacità ricettive” Ciò a dimostrare che il così detto esodo era stato previsto, organizzato ed anche, in un certo senso, favorito da parte dello stesso Governo italiano per ragioni prevalentemente strumentali a logiche meramente nazionalistiche. 

Commenti

  1. SI LO AVEVO LETTO A SUO TEMPO MA POI ME NE ERO SCORDATO, ECCO UNA VERITA' CHE TUTTI IN ITALIA DEVONO CONOSCERE E RICONOSCERE, COME IN JUGOSLAVIA TUTTI SANNO.

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