Prima del Ventennio: cronache di intolleranza e squadrismo nel Monfalconese di fine Ottocento

Noi abbiamo questa immagine del vecchio Impero asburgico come di un meraviglioso mosaico di popoli.  Dove italiani, sloveni, tedeschi, ungheresi vivevano tutti insieme appassionatamente, l'imperatore Francesco Giuseppe che vegliava su tutti, e le lingue e le identità di ciascuno venivano rispettate. E in parte è vero. In verità, se andiamo a stringere l'obiettivo, se andiamo a guardare cosa succedeva davvero tutti i giorni, ad esempio nel Monfalconese e anche a Ronchi, scopriamo che la realtà era un bel po' più spigolosa. Nei documenti e nelle cronache troviamo episodi che, a leggerli oggi, mettono i brividi. Roba che noi chiameremmo squadrismo bello e buono, ma vent'anni prima che nascessero i fasci di combattimento! Un'intolleranza becera verso gli sloveni e verso l'uso stesso della loro lingua. I giornali dell'epoca non facevano una piega. Anziché inorridire davanti alla violenza, si schieravano apertamente, senza il minimo pudore, dalla parte di chi mena...

Togliatti: "tutte le campagne circa le persecuzioni degli italiani in Jugoslavia sono calunnie e menzogne"

Togliatti nella prima pagina dell'Unità del 7 novembre 1946, racconta il suo viaggio a Belgrado e l'incontro con il Maresciallo Tito. "Il Maresciallo Tito mi ha dichiarato di essere disposto a consentire che Trieste appartenga all'Italia, cioè sia sotto la Sovranità della Repubblica italiana qualora l'Italia consenta di lasciare Gorizia alla Jugoslavia, città che anche secondo i dati del nostro ministero degli esteri è in prevalenza slava. La sola condizione che il Maresciallo Tito pone è che Trieste riceva in seno alla Repubblica italiana uno statuto autonomo effettivamente democratico che permetta ai triestini di governare la loro città ed il loro territorio secondo principi democratici".
Alla domanda, cosa pensava di questa proposta, Togliatti, rispose: io penso che è ora di smetterla di servirsi della questione triestina per seminare discordia tra due popoli i quali sono entrambi popoli di lavoratori che debbono collaborare nel modo più stretto allo scopo di liberarsi per sempre da ogni oppressione imperialistica e costruirsi una vita libera e felice".
In merito al rapporto tra Italiani e Jugoslavi, Togliatti rilevava che: nella Costituzione Jugoslava "agli italiani verranno riconosciuti tutti i loro diritti nazionali, avranno le loro scuole in lingua italiana, vedranno rispettata e potranno sviluppare liberamente la loro cultura secondo il nostro genio nazionale. Io ritengo assurda e antinazionale la campagna che qualcuno conduce per far fuggire gli italiani dai territori che rimangono alla Jugoslavia. Le popolazioni italiane devono restare in questi territori dove la loro funzione sarà quella di costituire un legame sempre più stretto tra i due Paesi e le due civiltà. E' chiaro che tutte le campagne circa pretese persecuzioni degli italiani in Jugoslavia sono da porre nel novero delle calunnie e delle menzogne- su per giù come la notizia del mio arresto a Trieste". 
D'altronde, in merito al "noto" esodo già a fine luglio del 1946 De Gasperi incaricava il vice prefetto ispettore generale Meneghini di costituire a Venezia “un ufficio direttamente dipendente dal Ministero-Gabinetto per la Venezia Giulia- con il compito di apportare un piano organico per l'eventuale esodo della popolazione italiana da Pola e da altre località della Zona B, predisporre i vari e necessari aiuti occorrenti ai profughi al momento della partenza, prendere opportuni accordi con i competenti organi per l'opera di prima assistenza ai profughi e per il loro smistamento verso le altre province che dimostrino adeguate capacità ricettive” Ciò a dimostrare che il così detto esodo era stato previsto, organizzato ed anche, in un certo senso, favorito da parte dello stesso Governo italiano per ragioni prevalentemente strumentali a logiche meramente nazionalistiche. 

Commenti

  1. SI LO AVEVO LETTO A SUO TEMPO MA POI ME NE ERO SCORDATO, ECCO UNA VERITA' CHE TUTTI IN ITALIA DEVONO CONOSCERE E RICONOSCERE, COME IN JUGOSLAVIA TUTTI SANNO.

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