Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

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  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

Gli "indignati" vengono caricati in Piazza San Pietro ed il Vaticano approva.

 Parlare di demagogia, in questo caso, è cosa da poco.
La Chiesa per giorni ha protestato, in modo infuocato, per la pressante persecuzione che vivono i cristiani. Denunciando le situazioni vigenti in varie realtà, anzi creando una specifica lista in ordine decrescente: Corea del Nord, Afghanistan, Arabia Saudita, Somalia, Iran, Maldive, Uzbekistan, Yemen, Irak e Pakistan.
Ma, nella giornata della tragedia della crociera che affonda, che metaforicamente rappresenta bene la situazione del nostro Paese, ovviamente manifestando il massimo rispetto per le vittime, accade che  gli indignati di Roma denunciano sulla loro pagina facebook quanto segue:
Una cinquantina di indignati di diversa nazionalità, tra cui spagnoli, francesi, inglesi e naturalmente italiani partecipanti dell'Agorà internazionale di Roma che si sta tenendo a P.zza San Giovanni dal 10 al 17 gennaio, un ragazzo francese al fine di convocare l'assemblea pubblica è salito sull'albero di Natale. La polizia ha risposto con il fermo di questo ragazzo, trasportato in una vettura della Polizia, e altri due ragazzi accorsi in suo aiuto, sono stati trattenuti nella capanna del Presepe. Gli attivisti presenti nel tentativo di far rilasciare i ragazzi fermati, sono stati manganellati dagli agenti, e un poliziotto in borghese ha strappato dalle mani di un manifestante la sua telecamera, con cui stava riprendendo l'accaduto. La situazione è ora di tensione e per ora sono tre i manifestanti fermati, tutti di nazionalità francese, che rischiano il processo. Le ultime notizie ci informano che in piazza San Pietro si sta violando il diritto all'informazione, in quanto stanno vietando l'accesso ai giornalisti muniti di telecamera. Questo è un atto gravissimo. Chiediamo la massima diffusione della notizia.
E come risponde il Vaticano?
Premesso che nulla emerge, in merito a tale protesta ma in particolar modo sulla violenza attuata dalle forze dell'Ordine, in questo caso forze del Vaticano verrebbe da dire, nè sul sito del Vaticano, nè sul sito di Radio Vaticana, nè sul sito dell'Osservatorio Romano, hanno semplicemente ignorato quanto accaduto, sul sito del Corriere di Roma invece si legge una replica del direttore della sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi.
Ecco cosa avrebbe detto:  
«Per le azioni compiute e le espressioni usate, gli indignados hanno voluto utilizzare la piazza in modo evidentemente improprio, non coerente con la natura del luogo, e quindi è stato ritenuto giusto e opportuno allontanarli, con la collaborazione delle forze dell'ordine» 
Mi chiedo, con quale coraggio, coerenza, la Chiesa può ancora parlare di condanna delle violenze? Quando la stessa è la prima che legittima le azioni repressive sia con l'ignorare quanto accaduto in Piazza San Pietro, praticamente sotto il loro naso, sia con il manifestare sostegno all'operato repressivo e violento delle forze dell'Ordine attuato per liberare una piazza che altro non voleva, in modo ribelle,  se non manifestare il proprio dissenso ad una società fallita ? Denunciare la falsa morale ed etica della Chiesa? Il loro amato Gesù avrebbe reagito in questo modo? Con l'indifferenza? Con il manifestare consenso alla repressione?
Colgo l'occasione per manifestare la mia solidarietà a chi si ribella all'ordine esistente, e questo ordine ha una voce, una voce forte, possente e deprimente, repressione. La ribellione contro la repressione del dissenso, contro la repressione del voler andare oltre l'oltre, contro la repressione di voler gridare al mondo intero l'ipocrisia di chi professa verbo d'amore ma nella realtà, nella sua veste d'Istituzione incute solo timore e ardore per il vile potere, deve essere sostenuta. Sì, quel potere non più maledetto, non più esorcizzato dai riti sconsacrati dalla morale della ora Istituzione Chiesa, ma benedetto dall'altare della loro Patria, la patria dell'Ordine. Ebbene a tale ordine si deve disobbedire, disobbedire per una vita degna di tal nome, andando alla ricerca dell'equità perduta, alla ricerca della solidarietà umana smarrita nei sobborghi metropolitani della moderna inciviltà disumana.

Marco Barone

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