Vidali: da difensore dei diritti della minoranza slovena a sostenitore della zona franca di Trieste
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Il paraculatismo politico
Nella società di oggi si assiste a dei paradossi incredibili, dove aree politiche che per una vita hanno osteggiato i diritti delle minoranze slovene o manifestato profonda avversità verso tutto ciò che potesse profumare di Austria, con una strepitosa capovolta, si elevano a tutori dei diritti delle minoranze slovene o rispolverano i simboli dell'Impero. Ma i motivi sono pressoché di natura economica, da un lato, chiamasi "paraculatismo politico" e di consenso elettorale, dall'altro, va constatato che il DNA rimane immutato. Tra le accuse che giungono, come un nastro rotto, è che Vittorio Vidali, accusato di essere l'artefice di tutti i mali del mondo (non fu un santo sia ben chiaro), sarebbe stato un profondo odiatore degli sloveni e volle affossare l'autonomia triestina. Baggianata storica. La storia di Trieste è complessa e segnata da tappe fondamentali che hanno comportato anche un mutare delle strategie politiche in corso.
Contesto politico
Vi fu il momento successivo alla ritirata delle forze Jugoslave, il 12 giugno del 1945, che fino alla rottura tra Stalin e Tito, comportò un certo rapporto politico tra comunisti, dalla rottura dei rapporti tra Stalin e Tito, ove si innescò una guerra fratricida pesante tra comunisti filo jugoslavi e filo sovietici, e dopo la morte di Stalin, avvenuta nel marzo del '53, si avviò una "riconciliazione" che non a caso portò alla svolta del Memorandum di Londra con il quale si pose una prima pietra tombale sulle sorti di Trieste, fino a chiudere il cerchio definitivamente con il Trattato di Osimo del '75.
Innegabile che Vidali ebbe un ruolo fondamentale per l'italianità di Trieste, ruolo da leggere in primis nel quadro strategico relativo alle ostilità con la Jugoslavia di Tito per le vicende del Cominform, ma questo non si tradusse in razzismo verso gli sloveni. Anzi, l'operato politico di Vidali in Parlamento, testimoniò una importante difesa dei diritti delle minoranze slovene. E la CIA in un suo reportage riferisce anche di una guardia del corpo slovena a tutela del dirigente comunista triestino. Venne eletto in Parlamento nelle liste del PCI prima da deputato (1958) e poi da senatore (1963).
Le difese della minoranza slovena e la proposta della zona franca
A testimoniare le sue iniziative a tutela della minoranza slovena citiamo ad esempio il 31 maggio del '58 quando denuncia un divieto per un comizio in lingua slovena in Trieste che doveva essere svolto dal senatore Scoccimarro. Il deputato triestino rileva che era la seconda volta che il commissario di Governo emetteva una specifica ordinanza con la quale proibiva comizi in sloveno nella città giuliana. Nel marzo del '59 denuncia l'esonero dal servizio che interessò gli insegnanti sloveni a Trieste, atto "discriminatorio" con i quali vennero esclusi dall'insegnamento in città, nel maggio del '59 denuncia gli errori con le quali venivano stilate le pagelle in lingua slovena, invitando a rettificare, nel giugno del '59 denuncia che durante una partita di calcio venne vietato l'utilizzo del commento in lingua slovena. E ancora, nel settembre del '60 denuncia la proibizione dei manifesti in lingua slovena per la chiamata di leva nel Territorio di Trieste. Nel mese di ottobre del 1961 denuncia dei problemi che si verificarono per l'esecuzione della canzone patriottica slovena Zrtvan da parte della corale di Basovizza, nel marzo del '62 chiede l'estensione di disposizioni relative all'abilitazione agli insegnanti della lingua slovena, nel luglio del 1962 denuncia che le prove scritte in lingua slovena negli esami di maturità ed abilitazione di Trieste avvennero solo l'ultimo giorno utile, sminuendone così l'importanza che le stesse rivestiva per la comunità slovena.
Ma da ricordare anche la proposta di legge presentata ad esempio nel 1959 con la quale chiese la sistemazione giuridica delle istituzioni scolastiche con lingua d'insegnamento slovena del territorio di Trieste e delle provincie di Gorizia e Udine. Insomma, Vidali si attivò pienamente per la difesa dei diritti della minoranza slovena. Così come si adoperò per l'autonomia della città di Trieste. Prova ne è la proposta di legge con la quale chiese l'istituzione della zona franca della città. Denunciando il problema enorme della disoccupazione a Trieste, dove vi era la percentuale più alta in Italia, rilevando che i rapporti storici con l'Austria, di cui Trieste era lo sbocco naturale nel Mediterraneo, vennero compromessi tanto che il governo aveva autorizzato l'aumento delle tariffe ferroviarie proprio con l'Austria. La stessa autorevole enciclopedia Treccani riconosce il ruolo di Vidali per la città di Trieste "concentrando il suo impegno legislativo nella prospettata creazione della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e per l’imposizione di un regime di zona franca a Trieste".
Ricordare e onorare Vidali è un dovere per Trieste
Vidali è una figura ancora oggi scomoda, frutto di leggende, complotti, e mistificazioni che vanno ben oltre l'immaginazione, se l'anniversario per i trent'anni dalla sua scomparsa è passato sotto silenzio, l'auspicio è che per quello dei suoi quarant'anni, che cadranno il 9 novembre del 2023, si possa ritornare a parlare di Vidali come un protagonista delle sorti di Trieste, città che gli dovrebbe dedicare una statua piuttosto che favorire l'avvento dell'oblio.
mb

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