La grande ipocrisia: il caso Regeni e il bluff dell'amicizia egiziana
Allora, guardate, la questione è d'un’evidenza quasi imbarazzante, e bisogna avere il coraggio di dirlo con grande chiarezza. Perché qui siamo di fronte a uno di quei casi in cui la storia — e la cronaca giudiziaria — ci mette sotto gli occhi una realtà drammatica, senza infingimenti. Il punto centrale è questo: l’Egitto, che a parole è sempre stato descritto come questo grande alleato, questo partner fondamentale dell’Italia nel Mediterraneo, sul piano della verità e della giustizia per Giulio Regeni non ha mosso un solo millimetro. Mai. E si è arrivati a questo paradosso straordinario — ed è una sentenza davvero incredibile — in cui la Corte ha condannato alcuni funzionari per il sequestro di Giulio, per quell'atto di violenza di Stato, ma non per la sua uccisione. L'accusa di omicidio, che la Procura contestava al solo Sharif e per la quale era stato chiesto l'ergastolo, non è stata riconosciuta. In tutti questi anni, la cooperazione giudiziaria da parte egiziana ...
Cambierei residenza solo per votare lega a Monfalcone.
RispondiEliminaAvete candidato un dinosauro, in politica nella città dei cantieri dal 2001.
Fate le stesse cose, candidate le stesse persone che vi hanno fatto perdere e vi aspettate un risultato diverso.
Gongolate per le primarie, a cui hanno votato poche centinaia di persone, forse qualche punto percentuale del totale della popolazione.
Ormai l'asso pigliatutto "votate per noi perché di la ci sono o fassisti" non funziona più.
Vi attende un'altra caporetto che vi meritate.
Vebbeh, contenti voi....