Cent'anni dalla prima vittima dello squadrismo fascista a Ronchi, Erminio Rusig

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  Il 15 ottobre del 1926 saranno cent'anni della prima vittima del fascismo squadrista a Ronchi. Erminio Rusig un giovane ronchese poco più che ventenne. La sua storia è stata ricordata nel tempo dalla staffetta partigiana Elda Soranzio e dal partigiano e senatore Silvano Bacicchi e da Giacomo Mininel.  Siamo a Ronchi , è il 24 aprile del 1925. È sabato sera.  Erminio Rusig è lì con i suoi quattro compagni, vanno fino a San Pier, si divertono, e poi tornano a casa che è passata la mezzanotte. Si salutano al bivio della Pesa, ognuno per la sua strada. Erminio viene intercettato da una squadraccia . Lo fermano con le pistole e i manganelli. Lui prova a scappare, ma quelli sono in tanti, lo raggiungono e iniziano a picchiare duro. Lo atterrano a colpi di manganello e poi, quando è già a terra privo di sensi — che è una cosa di una vigliaccheria pazzesca — continuano a prenderlo a calci. E per finire, gli sparano pure: un colpo al basso ventre. Dopodiché, succede una cosa che...

La Mitteleuropa a Lussino è sopravvissuta solo nei cimiteri...


In poco più di cent'anni di dominio austriaco l'isola splendida di Lussino ha visto profondamente mutare il proprio ruolo nell'Adriatico. Fu con gli austriaci che si inventò il turismo a Lussino, nel 1868 era al secondo posto alle spalle di Trieste nella cantieristica navale dell’Impero austroungarico. Ma soprattutto si respirava quell'aria mitteleuropea con mescolanza di culture italiane, austriache e slave che dalla prima guerra mondiale in poi verranno spazzate via. Oggi la Mitteleuropa a Lussino esiste solo nei cimiteri di Lussingrande e Lussinpiccolo. Si possono trovare delle indicazioni nei cartelli in italiano, tedesco, croato ed inglese, ma ciò avviene più per ragioni turistiche che per salvaguardia dell'identità e delle radici che qui vi erano. Le indicazioni ufficiali, come quelle stradali non sono bilingue, ma in croato, la lingua ufficiale di Lussino, d'altronde appartiene ora alla Croazia.

 

L'Italiano lo si parla, ma prevalentemente si preferisce il dialetto istroveneto, quello su cui in Istria ad esempio si spende e spande forse più che per salvaguardare l'italiano stesso. Così come si parla il tedesco e l'inglese oltre che ovviamente il Croato. La bandiera croata  sventola con orgoglio in una zona che da Trieste, alla Dalmazia, passando per Fiume e Capodistria, sarebbe stato forse bene rendere di nessuno per renderla di tutti. 

 


Né Italia, né Jugoslavia, o Slovenia e Croazia. Ma una regione autonoma Mitteleuropea. Ma così non è stato, e chissà che così un giorno non sarà, chi vivrà, vedrà. Attraversando i cimiteri di Lussino incontri la storia dell'isola. Ed i cimiteri son visitati anche dai turisti.  Le tombe monumentali più importanti sono di famiglie ricche "italiane" come quella dei Stuparich ad esempio, che domina dall'alto dell'isola in modo suggestivo il mare.



Il cimitero di Lussingrande ha tombe in italiano, come in croato, come in tedesco, si potrà vedere anche un piccolo monumento dedicato al soldato ignoto, realizzato il 4 novembre del 1921 e totalmente nascosto dal fogliame, come un cippo, che lo precede ma realizzato solo negli anni 2000, che ricorda gli esuli.

 



Così come interessante è anche la tomba scritta in italiano di Gribvoszky, dottore in filosofia e professore presso la regia Ungherese Accademia di commercio in Fiume, deceduto nel 1894. Il tempo la sta rendendo illeggibile. Come altre tombe.



Anche nel cimitero di Lussinpiccolo si ripeterà la stessa storia, diverse tombe monumentali in italiano, alcune tombe in tedesco che raccontano diverse storie, oppure anche in italiano ma orgogliosamente appartenenti all'impero come un controammiraglio della marina austriaca, 

 


così come non sfuggirà all'attenzione la tomba che ricorda la vicenda di alcuni fuggitivi dalla Lussino jugoslava verso l'Italia che incontrarono la morte, una vicenda che ancora oggi ha dei punti oscuri.


mb

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