La grande ipocrisia: il caso Regeni e il bluff dell'amicizia egiziana

  Allora, guardate, la questione è d'un’evidenza quasi imbarazzante, e bisogna avere il coraggio di dirlo con grande chiarezza. Perché qui siamo di fronte a uno di quei casi in cui la storia — e la cronaca giudiziaria — ci mette sotto gli occhi una realtà drammatica, senza infingimenti. Il punto centrale è questo: l’Egitto, che a parole è sempre stato descritto come questo grande alleato, questo partner fondamentale dell’Italia nel Mediterraneo, sul piano della verità e della giustizia per Giulio Regeni non ha mosso un solo millimetro. Mai. E si è arrivati a questo paradosso straordinario — ed è una sentenza davvero incredibile — in cui la Corte ha condannato alcuni funzionari per il sequestro di Giulio, per quell'atto di violenza di Stato, ma non per la sua uccisione. L'accusa di omicidio, che la Procura contestava al solo Sharif e per la quale era stato chiesto l'ergastolo, non è stata riconosciuta.  In tutti questi anni, la cooperazione giudiziaria da parte egiziana ...

A Monfalcone occorre liberare la città da alcune vie, piazze e targhe e cippi simbolo del revisionismo storico ma anche brutture come la scritta Monfalcone

Per la Treccani, revisionismo storico si intende nell'ambito della storiografia, quella tendenza a modificare interpretazioni storiche ormai consolidate, specialmente sulla base di ricerche volte a riconsiderare particolari aspetti dei fenomeni che ne costituiscono l’oggetto. E fin qui nulla di male. Basta pensare per esempio alla figura di Cristoforo Colombo che in America sta comportando delle mobilitazioni di massa incredibili che hanno portato alla distruzione, alla decapitazione di statue dedicate a questo personaggio simbolo non solo della scoperta dell'America, ma di schiavismo. Poi, esiste l'altra medaglia del revisionismo. Quella negativa, quella diffusa soprattutto nell'ambito dei nostalgici del ventennio fascista, ma che ha raggiunto anche universi più moderati, che nulla hanno da spartire con il fascismo, ma accecati spesso dalla repulsione verso ogni ideologia, che ha portato questo mondo moderato a mettere sullo stesso piano fascismo, nazismo e comunismo. Ed una società senza ideologie è diventata una società senza ideali, ultra individualista. Si son ficcate con delle manipolazioni storiche a partire in Italia dalla legge simbolo, per come concepita ed usata, quella sul giorno del ricordo, le peggiori cose, per arrivare alla mostruosità storica di mettere sullo stesso livello, e addirittura commemorata spesso con le stesse iniziative, il giorno del ricordo, con il giorno della memoria. Storicamente in antitesi tra di loro, anche perchè gli eventi della prima, quella sul ricordo, sono anche una conseguenza storica, drammatica, dei fatti che hanno portato all'istituzione del giorno della memoria. Ed il capolavoro è stato raggiunto sicuramente in Europa con l'istituzione della giornata del 23 agosto contro tutti i totalitarismi, dove nazismo, fascismo e comunismo, sono praticamente la stessa cosa. Il terreno perfetto per questa diavoleria storica è stato il confine orientale italiano, tra cui anche Monfalcone, che negli ultimi anni ha visto il rinascere di sentimenti e celebrazioni a dir poco sconcertanti. Come la targa che celebra l'occupazione di Fiume, spacciata come atto di amor patrio.

 



Lo andassero a spiegare ai fiumani vittime dei cinquecento giorni di dittatura dannunziana che bell'atto di amor patrio a colpi di olio di ricino, saccheggi, razzismo, e povertà hanno dovuto conoscere.

 


 

 E a quel personaggio è stata anche nella multietnica via Sant'Ambrogio dedicata una gigantografia.  

 


Così come la targa sui 42 giorni  del  1945 inaugurata nel 2020 a Monfalcone dove si parla delle  "milizie partigiane titine",  le uniche milizie esistenti furono a dire il vero solo quelle fasciste, le camicie nere, Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, non esistevano milizie partigiane titine. Targa da rimuovere, perchè la storia è una cosa seria, come da rimuovere è l'intitolazione del piazzale a Dominutti per le ragioni ben note. Per non parlare anche di alcune brutture da cui la città dovrà necessariamente essere liberata.

Come quella scritta possente, di Monfalcone, tamarra come stile, all'entrata della città. Magari il primo simbolo della nuova liberazione di Monfalcone passerà proprio da lì, dall'eliminazione di quella volgarità. Ci sarà il piccone day? Chissà. Così come una  revisione della toponomastica sarà necessaria, da via D'Annunzio a via Duca d'Aosta, da via Colombo a piazzale Dominutti e una riflessione andrebbe fatta anche sulle vie dedicate alla famiglia Cosulich visto quanto accaduto sotto il fascismo e lo sfruttamento a cui erano soggetti gli operi del cantiere. Quello dei Cosulich, che riuscirono tra i pochissimi a mantenere il cognome nella forma slava, erano originari di Lussino,  è forse il tabù dei tabù a Monfalcone ma che prima o poi andrà affrontato seriamente... "Si sa che i Cosulich permisero una azione antioperaia da parte di picchiatori fascisti, e che la forza pubblica intervenne contro l’attività sindacale, costringendo la Fiom alla clandestinità ben prima del 1926. Ma nel contempo, nel 1924, il sindacato fascista accusava gli imprenditori di Lussino di esser stati favoriti dal fascismo nella eliminazione dei “rossi” senza aver dato però nulla in cambio. Ma comunque l’attività delle squadracce nere nel Monfalconese continuò. (Marco Puppini, Costruire un mondo nuovo, op. cit., pp. 41-42)". 

mb



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