Tra piazza Oberdan e il natale di Roma "ronchese": quando anche a Ronchi nel 1926 si gridava «Alalà» per Mussolini

Quando noi pensiamo a Ronchi, ci viene subito in mente una storia fieramente, visceralmente antifascista.    Il contributo di questa terra alla Resistenza è stato enorme, drammatico.  La Liberazione non è avvenuta il 25 aprile, ma  il primo maggio del ’45, con quel grandioso corteo unitario di partigiani italiani e sloveni che sfilarono fino in piazza Oberdan, e la gente che scriveva sull'asfalto i messaggi di fraternità per i caduti sloveni ed italiani. Eppure la storia è sempre più complessa, più sfaccettata di come ce la raccontiamo. Perché se noi andiamo a scavare  nel passato scopriamo che cent’anni fa  una parte della popolazione alle cerimonie del regime ci andava eccome. Il 1926. Quello è un anno pazzesco, un anno di svolta, in cui il fascismo stringe la presa sull'Italia e Mussolini rischia la pelle un giorno sì e l'altro pure. A febbraio, al Teatro Eden della vicina Monfalcone, c'è il "veglionissimo" delle Camicie Nere, ed è pieno di...

Nel collegio di Trieste avrebbe vinto la Monarchia o la Repubblica? Il risultato non sarebbe stato comunque l'ago della bilancia


Il DECRETO LEGISLATIVO LUOGOTENENZIALE 10 marzo 1946, n. 74, disciplinante l'elezione dei deputati all'Assemblea Costituente prevedeva il collegio di Trieste, della Venezia Giulia. Ma, pochi giorni dopo, con un nuovo DECRETO LUOGOTENENZIALE, 16 marzo 1946, n. 99, si ribaltava la situazione: “ritenuto che è per ora impossibile lo svolgimento delle elezioni nella Venezia Giulia a causa dell'attuale situazione internazionale e nella provincia di Bolzano, nella quale le liste elettorali non si sono potute ultimare non essendo tuttora regolate le questioni sulla cittadinanza degli optanti per la Germania che hanno perfezionato l'opzione” ai cittadini di queste terre, si parla di una popolazione complessiva di 977 mila abitanti, veniva impedito il diritto di pronunciarsi. Si manteneva fermo il solo collegio di Udine-Belluno. Eppure, “l'esercizio del voto era considerato come un mero obbligo al quale nessun cittadino poteva e doveva sottrarsi senza venir meno ad un suo preciso dovere verso il Paese in un momento decisivo della vita nazionale”.



Fu il decreto DECRETO LEGISLATIVO LUOGOTENENZIALE 16 marzo 1946, n. 98 a disciplinare il referendum del 2 giugno 1946, quello che divise l'Italia, quello che escluderà il triestino e il goriziano guardando al confine orientale italiano dalla partecipazione al referendum che segnerà la svolta per il Paese. Repubblica o Monarchia. Nella provincia di Udine vincerà la Repubblica con 265.434 voti pari al 63,32%, la Monarchia riceverà 153.760, pari al 36,68%. In Italia, complessivamente gli aventi diritto al voto furono 28 milioni (28.005.449), i votanti quasi 25 milioni (24.946.878), pari all’89,08%. I voti validi 23.437.143, di questi 12.718.641 (pari al 54,27%) si espressero a favore della Repubblica, 10.718.502 (pari al 45,73%) a favore della Monarchia. Anche se il collegio triestino fosse stato ammesso a votare, non sarebbe comunque stato determinante nell'esito finale. Avrebbe comunque vinto la Repubblica. Come sarebbe stato l'esito del referendum nel triestino e nel goriziano? Vista la propaganda nazionalistica e tutta la retorica di quasi trent'anni di nazionalismo italiano, la vittoria per la Repubblica sarebbe stata tutt'altro che scontata, non avrebbe dovuto stupire l'esito diverso rispetto al quadro nazionale.

mb

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