Stefano Furlan ricordato ovunque ma a Ronchi non esiste neanche una targa

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  Ci sono vicende che sembrano chiudersi nel giro di un attimo, e invece no. Rimangono lì, aggrappate alla memoria, perché  non è questione di fare della retorica inutile, quella che, insomma, lascia il tempo che trova, ma di non permettere che l'esistenza di una persona svanisca nel nulla. Di dire chiaramente: questa è stata un'ingiustizia. Come ad esempio nel caso di Stefano Furlan. Lui era di Ronchi, una famiglia semplice, gente comune. Ma la sua storia,  la ricordano tutti. La ricordano le tifoserie di mezza Italia nel mondo del calcio, persino quelle avversarie. Perché Stefano, nel febbraio del 1984, si trova esattamente dove nessuno vorrebbe mai trovarsi: nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. C'erano stati disordini, scaramucce tra i tifosi della Triestina e quelli dell'Udinese, fuori dallo stadio Grezar, a Trieste. I dettagli, nella storia, sono sempre sfuggenti. Stefano esce dalla curva, deve raggiungere la sua macchina, una Fiat 128 blu parcheggiata in vi...

Fine anni '50 la NATO preoccupata per un rischio di invasione sovietica per la rotta di Gorizia. Ecco il piano per fermare i russi


Siamo nel 1957, la NATO in un suo documento top secret analizza il rischio di invasione sovietica in Europa, e ovviamente c'è anche l'Italia. La via che desta più preoccupazione è quella di Gorizia, la rotta di Gorizia. Così viene chiamata. La NATO analizza nel suo documento tratto dagli archivi pubblici fruibili solo da qualche anno che "per attaccare l'Italia, il nemico deve utilizzare l'approccio di Tarvisio o Gorizia o entrambi, anche se per farlo deve passare per Villach in Austria per raggiungere Tarvisio, e per Lubiana in Jugoslavia per raggiungere Gorizia. Questi sono gli approcci principali anche se ce ne sono altri minori che senza dubbio verranno usati insieme ad essi. Di conseguenza, l'avanzata nemica deve essere contrastata con forze mobili e armi speciali in Austria e Jugoslavia in modo che qualsiasi attacco importante contro i passi possa essere respinto".

Da ciò si evince che la Jugoslavia veniva ritenuta come una forza alleata su cui fare affidamento per contrastare l'avanzata sovietica.  Ritornando sulla posizione di Gorizia, la NATO, afferma che "sulla posizione di Gorizia, il cui terreno aperto si estende per circa 40 miglia a nord dall'Adriatico, un corpo alleato dovrebbe stabilire una posizione generalmente conforme a quella delineata in (Allegato J). La riserva tattica per questa posizione dovrebbe essere organizzata dietro il fiume Tagliamento, occorre prestare attenzione per evitare un'indebita concentrazione di forze del D-Day in questo corridoio ristretto per non diventare bersagli dell'attacco atomico e termonucleare sovietico. Due corpi, comprendenti un totale di quattro divisioni di fanteria e due corazzate, potevano stabilire queste posizioni". 


Per concludere che la rotta di Gorizia era quella che destava più preoccupazione in Europa. "La minaccia in quest'area è per i passi settentrionali in Italia a circa 200-400 miglia a ovest delle aree di concentrazione delle truppe sovietiche in Austria e Ungheria e per la Jugoslavia settentrionale e Gorizia a circa 200 miglia dalle aree di concentrazione in Ungheria. La rotta Gorizia e il corridoio Villach-Tarvisio sono quelli che destano maggiore preoccupazione".

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