La rosa di Nova Gorica dove il tempo si è fermato oltre la linea del confine

Immagine
Qui non siamo semplicemente su una collina; siamo su una faglia della storia, un punto dove le placche tettoniche della memoria europea hanno deciso di scontrarsi e miracolosamente, di restare in equilibrio. Immaginate la scena. Una scena reale, perché esiste e non è generata dall'I.A.  Siete lì, vi guardate intorno. Da una parte c'è il Castello di Gorizia , la fortezza, il Medioevo che è diventato nazione, con quel Tricolore che sventola a dire: "Qui siamo in Italia". Ma poi basta girare la testa, appena un po', ed ecco che la storia vi tira a modo suo per la giacca, sulla montagna di fronte, il Sabotino, quella scritta monumentale, TITO , che urla ancora oggi a tutto il mondo che Nova Gorica non è nata per grazia divina o per eredità dinastica. No, l'ha voluta il socialismo jugoslavo, l'ha creata l'uomo dal nulla, per sfida, sulla linea di confine. E in mezzo a questo scontro di simboli, tra nazionalismi e ideologie del Novecento che si sono fatte la...

La targa del massacro dei fuochisti di Trieste. In piazza della Borsa si scrive la storia, ma a metà





E' stato uno degli eventi più tragici vissuti nella storia di Trieste. Ci sono voluti più di cent'anni per arrivare ad avere una targa che nel luogo del misfatto ne ricordasse l'evento. E' stata inaugurata in modo silenzioso, con una iniziativa sfuggita ai più. Ai piedi della fontana del Nettuno è stata posta una targa che così recita:  Il 14 e il 15 febbraio 1902, quattordici cittadini caddero sotto i colpi della truppa tra la folla che manifestava. La protesta della città per l'inumana fatica dei fuochisti delle navi del LLoyd Austriaco.

Chi legge questa targa, cosa deduce? Che 14 cittadini caddero sotto i colpi della truppa tra la folla che manifestava. Quale truppa? Per cosa si manifestava? Poi si scrive, la protesta della città per l'inumana fatica dei fuochisti.
Si era sotto l'Austria in quel tempo che per secoli ha governato su Trieste a cui Trieste deve la propria bellezza e ricchezza. Ma anche quella macchia nera, anzi, nerissima della sua storia.  La storia che viene raccontata in quella targa non è completa, ci sono delle cose non dette, e non da poco conto. Come prima cosa che a sparare furono le truppe dell'Impero Austro Ungarico. Come seconda cosa che venne repressa una lotta sindacale, una protesta dei lavoratori. Era il noto sciopero dei trecento fuochisti delle navi del Lloyd, del febbraio 1902. Ma questo, nella targa, non viene scritto. Si protestava e scioperava in particolar modo per il pagamento dello straordinario, per una diversa regolamentazione dell’orario di lavoro, per la riduzione dei turni di guardia notturna durante le soste dei piroscafi nel porto.  In quei giorno la tensione saliva, i cittadini abbracciarono la causa dei lavoratori ma i colpi di fucile della 55^ brigata di fanteria, lo stato d’assedio proclamato, la conseguente legge marziale, il timore di un’insurrezione aperta contro il potere imperiale e la volontà di Vienna di conferire l’esempio, mutò quello sciopero, quella protesta, in una tragedia. Arrivarono truppe da Lubiana, da Pola, diverse fanterie da Gorizia. Decine di morti. Decine di morti contro lo sfruttamento nel lavoro ma che si concluse in parte con la vittoria, pagata a caro prezzo, per i lavoratori.. Il 14 febbraio del 1902 vi sarà lo sciopero dei gassisti si parla di 16 mila scioperanti con bandiere rosso o nere, ai quali si aggiunsero macellai, fornai,impiegati delle tranvie.
Nessun giornale veniva pubblicato, l'illuminazione elettrica era sospesa, anche le scuole erano in fermento, ma le fucilate delle truppe austriache avvennero in piazza della Borsa, in piazza Verdi, in piazza Grande. In piazza della Borsa sarebbero state causate da un lancio di un sasso, in piazza Verdi dalla piena di curiosi che non fecero nessuna provocazione, in piazza Grande si racconta che alcune fucilate partirono per un lancio di una carota.I negozi erano chiusi per lutto,anche a Gradisca si scioperava per solidarietà con gli operai di Trieste. Vennero ferite anche delle donne durante il violento stato d'assedio in cui si trovava Trieste, dove come riporta la cronaca di quel tempo, dominavano per le strade le bandiere dell'anarchismo. Veniva denunciato più volte però il fatto che Trieste fosse il focolare delle aspirazioni sovversive e che le agitazioni di quel febbraio fossero anarchiche.  Solo 17 febbraio la città ritornerà alla normalità anche se continuava lo stato di assedio con l'invio di navi da guerra che veniva minacciato sino al mese di maggio.  Ci fu una solidarietà diffusa in Italia per quanto accadde nella Trieste d'Austria. Ad esempio il consiglio comunale di Firenze il 20 febbraio del 1919 approvava all'unanimità un documento di solidarietà per Trieste contro la brutalità austriaca, conferendo l'assegno di mille lire la cui rendita annuale veniva data in premio agli alunni delle scuole elementari di Trieste che “farà miglior prova nella lingua italiana”. Anche gli studenti universitari di Genova inviarono un comunicato di solidarietà alla città di Trieste, a cui si aggiunsero anche altri comunicati provenienti da Milano e da diverse parti d'Italia.
Insomma, piazza della Borsa, che sta diventando un frullato di storia, dalla statua dell'antislavo D'Annunzio, ai simboli del TLT, alla targa del 14 febbraio, la storia non viene raccontata come si deve, ma a metà. Il problema è la metà che manca e che non è stata scritta in quella targa. Ci sono voluti più di cent'anni per averla in quella piazza. Si sarebbe dovuto fare decisamente di meglio. Lo si doveva alla storia, ai cittadini, ai lavoratori che persero la vita.


mb

Commenti

Post popolari in questo blog

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza