E' stato uno degli eventi più tragici vissuti nella storia di Trieste. Ci sono voluti più di cent'anni per arrivare ad avere una targa che nel luogo del misfatto ne ricordasse l'evento. E' stata inaugurata in modo silenzioso, con una iniziativa sfuggita ai più. Ai piedi della fontana del Nettuno è stata posta una targa che così recita: Il 14 e il 15 febbraio 1902, quattordici cittadini caddero sotto i colpi della truppa tra la folla che manifestava. La protesta della città per l'inumana fatica dei fuochisti delle navi del LLoyd Austriaco.
Chi legge questa targa, cosa deduce? Che 14 cittadini caddero sotto i colpi della truppa tra la folla che manifestava. Quale truppa? Per cosa si manifestava? Poi si scrive, la protesta della città per l'inumana fatica dei fuochisti.
Si era sotto l'Austria in quel tempo che per secoli ha governato su Trieste a cui Trieste deve la propria bellezza e ricchezza. Ma anche quella macchia nera, anzi, nerissima della sua storia. La storia che viene raccontata in quella targa non è completa, ci sono delle cose non dette, e non da poco conto. Come prima cosa che a sparare furono le truppe dell'Impero Austro Ungarico. Come seconda cosa che venne repressa una lotta sindacale, una protesta dei lavoratori. Era il noto sciopero dei trecento fuochisti delle navi del Lloyd, del
febbraio 1902. Ma questo, nella targa, non viene scritto. Si protestava e scioperava in particolar modo
per il pagamento dello straordinario, per una diversa regolamentazione
dell’orario di lavoro, per la riduzione dei turni di guardia notturna
durante le soste dei piroscafi nel porto. In quei giorno la tensione saliva, i
cittadini abbracciarono la causa dei lavoratori ma i colpi di fucile
della 55^ brigata di fanteria, lo stato d’assedio proclamato, la
conseguente legge marziale, il timore di un’insurrezione aperta contro
il potere imperiale e la volontà di Vienna di conferire l’esempio, mutò
quello sciopero, quella protesta, in una tragedia. Arrivarono truppe da Lubiana, da Pola, diverse fanterie da Gorizia. Decine di morti.
Decine di morti contro lo sfruttamento nel lavoro ma che si concluse in
parte con la vittoria, pagata a caro prezzo, per i lavoratori.. Il 14 febbraio del 1902 vi sarà lo sciopero dei gassisti si
parla di 16 mila scioperanti con bandiere rosso o nere, ai quali si
aggiunsero macellai, fornai,impiegati delle tranvie.

Nessun giornale
veniva pubblicato, l'illuminazione elettrica era sospesa, anche le
scuole erano in fermento, ma le fucilate delle truppe austriache
avvennero in piazza della Borsa, in piazza Verdi, in piazza Grande. In piazza della Borsa
sarebbero state causate da un lancio di un sasso, in piazza Verdi dalla
piena di curiosi che non fecero nessuna provocazione, in piazza Grande si racconta che alcune fucilate partirono per un lancio di una carota.I negozi erano chiusi per lutto,anche a Gradisca si scioperava per
solidarietà con gli operai di Trieste. Vennero ferite anche delle donne
durante il violento stato d'assedio in cui si trovava Trieste, dove come
riporta la cronaca di quel tempo, dominavano per le strade le bandiere
dell'anarchismo. Veniva denunciato più volte però
il fatto che Trieste fosse il focolare delle aspirazioni sovversive e che
le agitazioni di quel febbraio fossero anarchiche. Solo 17 febbraio la
città ritornerà alla normalità anche se continuava lo stato di assedio
con l'invio di navi da guerra che veniva minacciato sino al mese di
maggio. Ci fu una solidarietà diffusa in Italia per quanto accadde nella Trieste d'Austria. Ad esempio il consiglio comunale di Firenze il 20 febbraio del 1919 approvava
all'unanimità un documento di solidarietà per Trieste contro la
brutalità austriaca, conferendo l'assegno di mille lire la cui rendita
annuale veniva data in premio agli alunni delle scuole elementari di
Trieste che “farà miglior prova nella lingua italiana”. Anche gli
studenti universitari di Genova inviarono un comunicato di solidarietà
alla città di Trieste, a cui si aggiunsero anche altri comunicati
provenienti da Milano e da diverse parti d'Italia.
Insomma, piazza della Borsa, che sta diventando un frullato di storia, dalla statua dell'antislavo D'Annunzio, ai simboli del TLT, alla targa del 14 febbraio, la storia non viene raccontata come si deve, ma a metà. Il problema è la metà che manca e che non è stata scritta in quella targa. Ci sono voluti più di cent'anni per averla in quella piazza. Si sarebbe dovuto fare decisamente di meglio. Lo si doveva alla storia, ai cittadini, ai lavoratori che persero la vita.
mb
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