Il gran teatro di Trieste: tra il jazz degli Angloamericani, l'illusione del TLT e i selfie con D'Annunzio

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C'è un'ironia sottile — e diciamolo pure, del tutto meravigliosa — nella storia moderna di Trieste. Da una parte c’è chi guarda a certe nostalgie e pensa subito: "Ma ci state prendendo in giro?" . Dall’altra, invece, c’è chi avverte una sorta di grande, sublime tormento amletico, un richiamo disperato a quell’età dell'oro che va dal giugno del '45 all'ottobre del '54. La Trieste della Reggenza angloamericana! Quel momento incredibile in cui arrivano gli alleati e portano la cioccolata, le sigarette americane, il jazz, lo sport e, naturalmente, uno sballo assolutamente sfrenato. Il tutto, s'intende, prima che la città venisse restituita all'Italia. E lì nasce il mito del TLT, il Territorio Libero di Trieste! Che a un certo punto, nei primi anni Duemila, vive una resurrezione prodigiosa: cortei di migliaia di persone, un entusiasmo travolgente. L’Eldorado adriatico! Poi però — com’è tipico delle cose umane e soprattutto della politica locale — co...

Se una ministra egiziana dice che chi critica l'Egitto va sgozzato. Poi,chiede scusa.Ma noi stiamo diventando come l'Egitto?



Il video del ministro egiziano o meglio della ministra egiziana, visto che stiamo parlando di donne,  sta facendo discutere. Di quale video si tratta? La ministra all'emigrazione,Nabila Makram, è stata filmata mentre parlava ad una folla di espatriati egiziani in Canada  ed in tale occasione ha gesticolato con la mano al collo, a significare la gola tagliata,verso chiunque parlasse male dell'Egitto. Si è scatenato ovviamente e giustamente un putiferio. Sono state richieste le dimissioni. La ministra in questione si è scusata, dicendo quello che si dice sempre in queste circostanze. Che è stata fraintesa, che non voleva incitare alla violenza, i soliti bla, bla e bla.
Fa parte della cultura o meglio di parte della cultura di quel Paese atteggiarsi così. Ciò non deve stupire. Abbiamo visto cosa è capitato a Giulio. A migliaia di egiziani. Gli egiziani emigrati hanno una fottutissima paura di osare solo a pensare di criticare l'Egitto, figuriamoci coloro che vivono in quel Paese. Ed il mondo, semplicemente, se ne strafotte. Si relaziona con l'Egitto come se fosse l'amico che più amico non si può. Il diritto di critica in Egitto è pari a zero. Certo, non è che in Italia o in altri Paesi dell'occidente ce la passiamo proprio benissimo. Se  si dice  o scrive una cosa che non devi dire, fuori posto, ti sbattono in faccia il danno all'immagine se sei dipendente pubblico, e rischi di perdere il lavoro. Lo abbiamo visto già in diverse casistiche. Per non parlare della rimozione degli striscioni che davano fastidio con le forze dell'ordine che ti sono entrate in casa per toglierli.  Disturbavano il capitano. E che dire della caccia alle streghe? Del giustizialismo nazional-populista?  Però, ancora, ai livelli dell'Egitto non ci siamo, perchè essere a quei livelli significherebbe semplicemente essere ritornati al fascismo pieno. Non manca molto se si continua così, e forse è anche per questo che alla fine dei conti, oltre agli affari e business, si continua a trattare l'Egitto, o meglio la dittatura che ne è al potere, come un caro amico, perchè forse stiamo diventando come loro.

mb


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