Il grande colosso di Monfalcone è destinato a sparire

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  A soli centocinquanta metri d’altezza, quella ciminiera appare quasi ridotta se paragonata ai mostri d’acciaio e cemento da duecentocinquanta metri che solitamente feriscono i nostri cieli. Una misura contratta che fu, in un passato felicemente archiviato, fonte di dissapori ed un prezzo pagato sull'altare di uno sviluppo che non guardava in faccia a nessuno. Oggi, però, quel manufatto non è più soltanto il residuo di un’era industriale: è una spina dorsale della memoria collettiva, un reperto di vera e propria  archeologia dell'anima.  Eppure, si preferisce la metaforicamente la ruspa alla tutela. Con una furia iconoclasta degna della distruzione del Colosso di Roma, quell'imponente profilo si avvia ad essere cancellato dalla terra e dallo sguardo, destinato a sopravvivere solo nella memoria nostalgica di chi — da Trieste alle alture del Carso — vedeva in quella torre il punto fermo con cui riconoscere l'orizzonte di Monfalcone. La storia recente dell'Italia offr...

Se una ministra egiziana dice che chi critica l'Egitto va sgozzato. Poi,chiede scusa.Ma noi stiamo diventando come l'Egitto?



Il video del ministro egiziano o meglio della ministra egiziana, visto che stiamo parlando di donne,  sta facendo discutere. Di quale video si tratta? La ministra all'emigrazione,Nabila Makram, è stata filmata mentre parlava ad una folla di espatriati egiziani in Canada  ed in tale occasione ha gesticolato con la mano al collo, a significare la gola tagliata,verso chiunque parlasse male dell'Egitto. Si è scatenato ovviamente e giustamente un putiferio. Sono state richieste le dimissioni. La ministra in questione si è scusata, dicendo quello che si dice sempre in queste circostanze. Che è stata fraintesa, che non voleva incitare alla violenza, i soliti bla, bla e bla.
Fa parte della cultura o meglio di parte della cultura di quel Paese atteggiarsi così. Ciò non deve stupire. Abbiamo visto cosa è capitato a Giulio. A migliaia di egiziani. Gli egiziani emigrati hanno una fottutissima paura di osare solo a pensare di criticare l'Egitto, figuriamoci coloro che vivono in quel Paese. Ed il mondo, semplicemente, se ne strafotte. Si relaziona con l'Egitto come se fosse l'amico che più amico non si può. Il diritto di critica in Egitto è pari a zero. Certo, non è che in Italia o in altri Paesi dell'occidente ce la passiamo proprio benissimo. Se  si dice  o scrive una cosa che non devi dire, fuori posto, ti sbattono in faccia il danno all'immagine se sei dipendente pubblico, e rischi di perdere il lavoro. Lo abbiamo visto già in diverse casistiche. Per non parlare della rimozione degli striscioni che davano fastidio con le forze dell'ordine che ti sono entrate in casa per toglierli.  Disturbavano il capitano. E che dire della caccia alle streghe? Del giustizialismo nazional-populista?  Però, ancora, ai livelli dell'Egitto non ci siamo, perchè essere a quei livelli significherebbe semplicemente essere ritornati al fascismo pieno. Non manca molto se si continua così, e forse è anche per questo che alla fine dei conti, oltre agli affari e business, si continua a trattare l'Egitto, o meglio la dittatura che ne è al potere, come un caro amico, perchè forse stiamo diventando come loro.

mb


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