I simboli della guerra in Ucraina, da Marina Julia al Carso isontino

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  C’è una vecchia verità che noi storici conosciamo fin troppo bene, e cioè che le guerre si sa sempre come e quando cominciano, ma non si sa mai, mai, come andranno a finire . È la tragica, quasi grottesca banalità del disastro, che di umano non ha niente perchè le guerre, tutte le guerre, sono semplicemente l'apice della disumanità.  Oggi, di fronte a quello che sta accadendo in Ucraina, l’opinione pubblica si è spaccata – com’è sempre accaduto nella storia – in due grandi scuole di pensiero.  Da un lato c’è la narrazione di chi vi dice: "No, badate, questa è un’operazione speciale, un atto preventivo necessario per anticipare le mosse della NATO" .  Dall’altro lato , invece, c’è chi constata una realtà molto più classica, e vi dice: "Ma quale operazione speciale! Queste sono le canoniche, vecchie mire espansionistiche di un impero in declino" . Un impero decadente che lancia il suo ultimo, feroce ruggito. Ad un prezzo elevatissimo.  Spaventoso.  Pagato ...

Gorizia e i pannelli della discordia sul '900."Troppi" frammenti di storia partigiana e di slovenità nuocciono al nazionalismo


Collocati questa primavera 2019, se ne è già chiesto la rimozione, per sostituirli con altri pannelli. I pannelli che raccontano il '900 goriziano, una storia tortuosa, a quanto pare peccano per eccesso di slovenità e storia partigiana. Una realtà che nuoce alla narrazione nazionalistica. Eppure, sarebbe stato giusto storicamente, vedere Gorizia collegata al suo entroterra naturale, quello sloveno, come le città costiere istriane mantenersi in continuità con la costa italiana. Ma la storia ha deciso di erigere muri, che hanno penalizzato soprattutto Gorizia, spaccata in due, se fino ai tempi dell'Impero, si andava tutti d'accordo, con l'avvento del Regno d'Italia, avrà il sopravvento il nazionalismo che porrà le basi per il fascismo del confine orientale che cercherà di sradicare le radici slave di Gorizia. Le cui radici sono una miscela di culture, germaniche, latine, slave, come quelle della regione del Friuli. Ma dovevano prevalere solo quelle "italiche". Sarà solo con la Resistenza che si ritroverà quell'unità minata per oltre vent'anni in modo potente su tutto questo territorio. Ed i pannelli sulla storia del '900 vorrebbero raccontare questa storia. Fotografano alcuni punti, non tutti, in lingua italiana e slovena, sarebbe sicuramente stato giusto pensarli anche in lingua inglese, se non anche friulana e tedesca, guardando alle radici del territorio. Si racconta in poche righe, la battaglia di Gorizia,

si racconta la vicenda degli internati di Visco,
del raduno di migliaia di persone alla presenza di Tito, di vari luoghi partigiani, come la tipografia partigiana, a Selva di Tarnova, il monumento alla lotta di liberazione di Tarnova, ci sarà la foiba di Nemci e il lapidario dei "665 deportati" in Jugoslavia, che come è noto riporta un numero inesatto e mai corretto, nonostante le plurime ricerche storiche e segnalazioni. Si parlerebbe in questo caso di massimizzazione dei deportati  alla faccia della verità storica che tanto si decanta da queste parti.





Insomma, nulla di straordinario, si raccontano frammenti di storia che nel loro insieme, nella loro linearità e semplicità, evidenziano anche quel rapporto tra italiani e sloveni di assoluta continuità, nel bene e nel male. Si sarebbe potuto osare di più, ma non si è osato di più. Eppure, questi pochi frammenti hanno creato dei malumori. Tanto da chiedere la rimozione dei pannelli per collocarne altri con altre didascalie, il cui contenuto può essere facilmente immaginabile.

mb

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