Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Gorizia e i pannelli della discordia sul '900."Troppi" frammenti di storia partigiana e di slovenità nuocciono al nazionalismo


Collocati questa primavera 2019, se ne è già chiesto la rimozione, per sostituirli con altri pannelli. I pannelli che raccontano il '900 goriziano, una storia tortuosa, a quanto pare peccano per eccesso di slovenità e storia partigiana. Una realtà che nuoce alla narrazione nazionalistica. Eppure, sarebbe stato giusto storicamente, vedere Gorizia collegata al suo entroterra naturale, quello sloveno, come le città costiere istriane mantenersi in continuità con la costa italiana. Ma la storia ha deciso di erigere muri, che hanno penalizzato soprattutto Gorizia, spaccata in due, se fino ai tempi dell'Impero, si andava tutti d'accordo, con l'avvento del Regno d'Italia, avrà il sopravvento il nazionalismo che porrà le basi per il fascismo del confine orientale che cercherà di sradicare le radici slave di Gorizia. Le cui radici sono una miscela di culture, germaniche, latine, slave, come quelle della regione del Friuli. Ma dovevano prevalere solo quelle "italiche". Sarà solo con la Resistenza che si ritroverà quell'unità minata per oltre vent'anni in modo potente su tutto questo territorio. Ed i pannelli sulla storia del '900 vorrebbero raccontare questa storia. Fotografano alcuni punti, non tutti, in lingua italiana e slovena, sarebbe sicuramente stato giusto pensarli anche in lingua inglese, se non anche friulana e tedesca, guardando alle radici del territorio. Si racconta in poche righe, la battaglia di Gorizia,

si racconta la vicenda degli internati di Visco,
del raduno di migliaia di persone alla presenza di Tito, di vari luoghi partigiani, come la tipografia partigiana, a Selva di Tarnova, il monumento alla lotta di liberazione di Tarnova, ci sarà la foiba di Nemci e il lapidario dei "665 deportati" in Jugoslavia, che come è noto riporta un numero inesatto e mai corretto, nonostante le plurime ricerche storiche e segnalazioni. Si parlerebbe in questo caso di massimizzazione dei deportati  alla faccia della verità storica che tanto si decanta da queste parti.





Insomma, nulla di straordinario, si raccontano frammenti di storia che nel loro insieme, nella loro linearità e semplicità, evidenziano anche quel rapporto tra italiani e sloveni di assoluta continuità, nel bene e nel male. Si sarebbe potuto osare di più, ma non si è osato di più. Eppure, questi pochi frammenti hanno creato dei malumori. Tanto da chiedere la rimozione dei pannelli per collocarne altri con altre didascalie, il cui contenuto può essere facilmente immaginabile.

mb

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