Prima del Ventennio: cronache di intolleranza e squadrismo nel Monfalconese di fine Ottocento

Noi abbiamo questa immagine del vecchio Impero asburgico come di un meraviglioso mosaico di popoli.  Dove italiani, sloveni, tedeschi, ungheresi vivevano tutti insieme appassionatamente, l'imperatore Francesco Giuseppe che vegliava su tutti, e le lingue e le identità di ciascuno venivano rispettate. E in parte è vero. In verità, se andiamo a stringere l'obiettivo, se andiamo a guardare cosa succedeva davvero tutti i giorni, ad esempio nel Monfalconese e anche a Ronchi, scopriamo che la realtà era un bel po' più spigolosa. Nei documenti e nelle cronache troviamo episodi che, a leggerli oggi, mettono i brividi. Roba che noi chiameremmo squadrismo bello e buono, ma vent'anni prima che nascessero i fasci di combattimento! Un'intolleranza becera verso gli sloveni e verso l'uso stesso della loro lingua. I giornali dell'epoca non facevano una piega. Anziché inorridire davanti alla violenza, si schieravano apertamente, senza il minimo pudore, dalla parte di chi mena...

Gorizia e i pannelli della discordia sul '900."Troppi" frammenti di storia partigiana e di slovenità nuocciono al nazionalismo


Collocati questa primavera 2019, se ne è già chiesto la rimozione, per sostituirli con altri pannelli. I pannelli che raccontano il '900 goriziano, una storia tortuosa, a quanto pare peccano per eccesso di slovenità e storia partigiana. Una realtà che nuoce alla narrazione nazionalistica. Eppure, sarebbe stato giusto storicamente, vedere Gorizia collegata al suo entroterra naturale, quello sloveno, come le città costiere istriane mantenersi in continuità con la costa italiana. Ma la storia ha deciso di erigere muri, che hanno penalizzato soprattutto Gorizia, spaccata in due, se fino ai tempi dell'Impero, si andava tutti d'accordo, con l'avvento del Regno d'Italia, avrà il sopravvento il nazionalismo che porrà le basi per il fascismo del confine orientale che cercherà di sradicare le radici slave di Gorizia. Le cui radici sono una miscela di culture, germaniche, latine, slave, come quelle della regione del Friuli. Ma dovevano prevalere solo quelle "italiche". Sarà solo con la Resistenza che si ritroverà quell'unità minata per oltre vent'anni in modo potente su tutto questo territorio. Ed i pannelli sulla storia del '900 vorrebbero raccontare questa storia. Fotografano alcuni punti, non tutti, in lingua italiana e slovena, sarebbe sicuramente stato giusto pensarli anche in lingua inglese, se non anche friulana e tedesca, guardando alle radici del territorio. Si racconta in poche righe, la battaglia di Gorizia,

si racconta la vicenda degli internati di Visco,
del raduno di migliaia di persone alla presenza di Tito, di vari luoghi partigiani, come la tipografia partigiana, a Selva di Tarnova, il monumento alla lotta di liberazione di Tarnova, ci sarà la foiba di Nemci e il lapidario dei "665 deportati" in Jugoslavia, che come è noto riporta un numero inesatto e mai corretto, nonostante le plurime ricerche storiche e segnalazioni. Si parlerebbe in questo caso di massimizzazione dei deportati  alla faccia della verità storica che tanto si decanta da queste parti.





Insomma, nulla di straordinario, si raccontano frammenti di storia che nel loro insieme, nella loro linearità e semplicità, evidenziano anche quel rapporto tra italiani e sloveni di assoluta continuità, nel bene e nel male. Si sarebbe potuto osare di più, ma non si è osato di più. Eppure, questi pochi frammenti hanno creato dei malumori. Tanto da chiedere la rimozione dei pannelli per collocarne altri con altre didascalie, il cui contenuto può essere facilmente immaginabile.

mb

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