Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

I migranti in Italia devono essere come i migranti friulani e giuliani che "rispettavano le leggi, culture,tradizioni e non chiedevano solo diritti"


Il Friuli e la Venezia Giulia, due regioni in una, o forse anche più di due se si pensa alla Carnia o alla zona veneta di Pordenone, insomma, una regione composita, contorta, piccola, ma che ha conosciuto travagli incredibili. Esodi e contro esodi, come quello degli sloveni indotti ad andare via da questa regione, e come quello degli istriani, fiumani e dalmati verso il Friuli Venezia Giulia, e poi ancora verso la Germania, l'Austria, l'Argentina, l'Australia, Ungheria, Romania, Stati Uniti , insomma in tutto il mondo, una regione dalla quale si continua ad emigrare, che continua a svuotarsi in una Italia che in cent'anni è stata caratterizzata dal processo emigratorio più importante del mondo. Il presidente del Consiglio regionale, Zanin, in merito evidenzia che "Partiti per cercare una qualità della vita che l'Italia allora non riusciva a garantire, i nostri corregionali hanno saputo cogliere nuove opportunità negli Stati che li hanno accolti, distinguendosi nella maggior parte dei casi con successo. Non hanno però mai rivendicato solo diritti, ma hanno responsabilmente rispettato una serie di doveri: l'osservanza delle leggi, il rispetto delle culture, delle tradizioni, delle comunità nelle quali iniziavano a inserirsi". Erano proprio bravi i friulani ed i giuliani nel mondo. Vuoi mettere con i migranti di oggi,che vengono in Italia? Quelli che riescono ad arrivare. Perchè alcune migliaia sono morti ammazzati dalla nostra indifferenza nel mare. Altri, imprigionati e torturati nei campi di prigionia libici, passando da una Turchia. Altri schiavizzati nelle nostre campagne. Certo, non c'entra nulla con quanto erano bravi i migranti giuliani e friulani, però questa riflessione è venuta così, da sola. Comunque, con riferimento alle migrazioni di oggi, il presidente del Consiglio regionale del FVG, ha detto che "Credo che anche in Italia ci sia la possibilità di passare da paese di emigranti a paese capace di accogliere, a patto che chi entri non dimentichi mai il rispetto per la nostra cultura, la storia e per le nostre leggi. Non rivendichi solo diritti, ma riconosca i propri doveri".
Giusto. Se non fosse che in Italia, a partire da alcuni casi registrati anche in FVG, si sta andando proprio nella direzione dell'esclusione nei confronti degli "stranieri". Esclusione sociale, porta ad emarginazione, poi se qualcuno vuole come modello quelle delle periferie parigine, non lamentiamoci se un giorno anche nelle nostre città si dovranno fare i conti con le barricate, la responsabilità sarà solo di chi determinerà esclusione, a partire dalle scuole.
Marco Barone

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