Se il tempo si è fermato in quel 25 gennaio 2016

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  Dopo dieci anni decidi di andare a rileggere le prime dichiarazioni a caldo, del dittatore egiziano, pronunciate dopo il ritrovamento del corpo di Giulio. La freddezza di stile istituzionale, le solite clausole di stile verrebbe da dire, dalle condoglianze, alle esortazioni per venire a conoscenza delle ragioni che hanno portato all'uccisione di Giulio e poi gli elogi, immancabili, reciproci, si legge : " Renzi ha ringraziato  Sisi per le sue sincere condoglianze, elogiando uno spirito di cooperazione dimostrato dalla parte egiziana " . Parole. Che lasciano il segno. Certo, poi verrà richiamato per consultazioni l'ambasciatore, ma la sensazione che quel gesto del richiamo fu più per una maschera politica che per reale convinzione nessuno la potrai mai e poi mai cancellare, anche perché poi hanno parlato i fatti. I soldi, gli accordi, il commercio, le relazioni politiche, la strepitosa normalizzazione dei rapporti tra Italia ed Egitto, dal turismo, alla ricerca, beff...

Un 25 aprile sotto il segno delle contestazioni e di malumori diffusi, non deve diventare una festa nazionalista

Lo spirito del 25 aprile nato dai valori della libertà, uguaglianza e fratellanza, è a rischio. A rischio perchè da alcuni anni è in corso una tanto semplice quanto perversa e diabolica operazione, che passando da concetti come quelli di Dio e patria e famiglia, attraverso la concordia fondamentale per la ricostruzione della patria, confusa spesso ed in modo improprio con la Nazione, vuole minare le fondamenta identitarie del 25 aprile e di ciò che globalmente rappresenta.   
Il 25 aprile sta diventando una festa nazionalista? E' questo l'interrogativo che sorge.  
E questa cosa è semplicemente aberrante perchè ha anche lo scopo mica tanto velato di spazzare via l'identità storica della resistenza, internazionalista e quasi nella sua totalità socialista. La resistenza non aveva solo lo scopo di combattere e sconfiggere il nemico malefico nazifascista ma anche l'ordine precostituito per un nuovo ordine sociale, che sapesse contrastare le diseguaglianze ed il capitalismo nella sua ingiustizia più estrema. Solo con il 25 aprile e forse con il primo maggio si sente dire che si è in presenza di feste superate, che vanno riadattate ai nostri tempi, mentre non superate dalla storia non sono e non saranno mai in questo Paese quelle dell'Unità d'Italia, ad esempio. In America non oserebbero mai mettere in discussione il 4 luglio. E si tratta di date che festeggiano eventi mica accaduti solo 73 anni fa. Il 4 luglio risale al 1776, il 17 marzo al 1861.

 Anche nella nostra regione si sono registrate delle situazioni emblematiche con contestazioni e malumori diffusi che non hanno riguardato solo Trieste e il caso unico di Monfalcone, perchè lì non era mai accaduto prima di questo 25 aprile 2018. Bastava essere presenti nei luoghi di alcune cerimonie per capire come il pubblico reagiva a certi discorsi. Non potranno poche pagine complesse dal punto di vista storico, per come estrapolate e/o manipolate consapevolmente o meno, compromettere quell'opera umana, straordinaria, irripetibile e meravigliosa e difficile che è stata nel suo complesso la Resistenza. Il FVG ha gli anticorpi per evitare che certi processi di revisionismo, attuati tramite l'entrismo, o meno, e contrari allo spirito del 25 aprile possano giungere ad ultimazione. I valori reali di libertà, uguaglianza e fratellanza non possono appartenere a tutti, ad esempio non possono appartenere a chi professa razzismo, nazionalismo, perchè semplicemente in antitesi. Anche se a dire il vero di cortocircuiti storici ne abbiamo visti parecchi anche nella nostra regione.

Marco Barone

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