Dai 370mila voti di Potere al Popolo (6000 in FVG) al dilemma elezioni FVG,presentarsi o no in una regione già "presa" dalle destre?







Il responso del 4 marzo è stato inequivocabilmente chiaro, netto, preciso. Spazzata via ogni rimanenza di centro sinistra, un mega cazzotto per la "sinistra" e la destra va, e non poteva che andare grazie anche ad un sistema che ha favorito come non mai, a partire dai mass media, appunto, la destra in un Paese mai stato effettivamente di sinistra. 
Di zombie non ne abbiamo bisogno, serve un progetto nuovo, una situazione nuova, una questione nuova. Nel cataclisma che si è affermato, l'unica novità positiva è stata Potere al Popolo. Sicuramente è stato fallito lo scopo primario, raggiungere il 3% almeno nelle zone dove è radicato, dove è nato. Ciò non è accaduto, per il resto si è confermata come una forza attualmente dell'1% che ha raccolto circa 370 mila voti  a livello nazionale, circa 6000 a livello regionale, da cui non ripartire, ma con cui continuare un cammino importante per l'unica opzione di sinistra possibile senza compromessi attualmente esistente in Italia. Il cazzotto subito è stato notevole, ma PaP è un progetto che va curato, tutelato e non mandato al massacro. Il KO va evitato. In FVG nel 2018 si vota, si voterà nel ponte del 1 maggio, con una legge elettorale antidemocratica che costringerà a raccogliere quasi 5mila firme in poco tempo a chi vorrà presentarsi ed è fuori dal parlamentino regionale, in una regione dove la Lega Nord ha preso già Monfalcone, roccaforte rossa storica di questa terra, è il primo partito in FVG dal 4 marzo, e dove la destra oramai governa ovunque. Lo sapevamo che dopo i Comuni sarebbe arrivata l'Italia, qui, nelle zone di confine certi venti e segnali arrivano prima che altrove e così è stato.
La destra farà le sue politiche giuste o non giuste che siano, se viene votata un motivo ci sarà, se viene legittimata un motivo ci sarà. La regione del FVG è già stata "presa" dalla destra, andrà solo formalizzato tale risultato, che poi si tratterà della destra tradizionale o della destra a cinque stelle, poco interessa. 
Presentarsi a queste elezioni ad un mese da quelle nazionali non ha al momento alcun senso, non ha alcun senso chiamare una levata di scudi anti-destra  perchè non servirà a niente e perchè significherà nuovamente cadere nella logica di inciuci e compromessi che il progetto politico Potere al Popolo ha respinto sin dalla sua costituzione. 
PaP non è un progetto elettorale ma sociale, un progetto in costruzione, non definito, in itinere, le elezioni si possono saltare, non sono vitali, come vitali sono invece le presenze nei territori, nei luoghi di conflitto sociale ecc, soprattutto quando le condizioni non ci sono e non si possono determinare nel giro di un niente. Presentarsi in questo momento storico, difficile e delicato per PaP unica vera novità politica della sinistra italiana, significa mandarlo a morte prematura certa. Ciò va evitato. Ogni scelta avrà delle conseguenze, conseguenze che potranno comportare passaggi dolorosi o meno, rotture o meno, ma questo è il momento di tenere il timone fermo e diritto. Questo è il momento in cui si decide il futuro di PaP. Si dice che stiamo per entrare nella Terza Repubblica, il mondo è cambiato, i simbolismi sono cambiati, tante questioni sono cambiate e andranno archiviate perchè le generazioni di questo terzo millennio, di questo ventunesimo secolo rischieranno di non conoscere neanche l'abc della sinistra, dei valori fondanti la sinistra reale, libertà, uguaglianza e fratellanza se si continuerà così.
Abbiamo una responsabilità enorme, cerchiamo di gestirla bene soprattutto nei confronti di coloro, a partire dai giovani, che hanno dato fiducia al nascente Potere al Popolo, e non sono mica quattro gatti.

Marco Barone

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