Stefano Furlan ricordato ovunque ma a Ronchi non esiste neanche una targa

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  Ci sono vicende che sembrano chiudersi nel giro di un attimo, e invece no. Rimangono lì, aggrappate alla memoria, perché  non è questione di fare della retorica inutile, quella che, insomma, lascia il tempo che trova, ma di non permettere che l'esistenza di una persona svanisca nel nulla. Di dire chiaramente: questa è stata un'ingiustizia. Come ad esempio nel caso di Stefano Furlan. Lui era di Ronchi, una famiglia semplice, gente comune. Ma la sua storia,  la ricordano tutti. La ricordano le tifoserie di mezza Italia nel mondo del calcio, persino quelle avversarie. Perché Stefano, nel febbraio del 1984, si trova esattamente dove nessuno vorrebbe mai trovarsi: nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. C'erano stati disordini, scaramucce tra i tifosi della Triestina e quelli dell'Udinese, fuori dallo stadio Grezar, a Trieste. I dettagli, nella storia, sono sempre sfuggenti. Stefano esce dalla curva, deve raggiungere la sua macchina, una Fiat 128 blu parcheggiata in vi...

Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo? Ci interessa saperlo realmente?



Le tre grandi questioni irrisolte. Tre immensi problemi senza soluzione. E per colmare questo vuoto si è aperta una voragine riempita col il canonico di tutto e di più. Ma siamo insoddisfatti. Perchè siamo consapevoli di non conoscere la risposta. Il vuoto è stato tamponato con credenze, miti, ideologie. Ma non potranno sopravvivere. Tamponi limitati nel tempo, come limitata è la vita umana, come limitata è la durata del Pianeta che ci ospita. 
Ma il grande interrogativo padre o madre delle tre grandi questioni è il seguente: vogliamo realmente sapere da dove veniamo, che siamo e dove andiamo?

Forse meglio occuparsi di tutte quelle minuscole cose quotidiane che occupano il nostro tempo. Viviamo in un modo pieno di regole, e non son mica state calate dall'alto di qualche cometa cadente e fuggente. Le abbiamo inventate noi. Abbiamo regolamentato tutto. Ordine contro il caos. Il caos ha sempre fatto paura, forse perchè ci riporterebbe allo stato primitivo, animalesco. Ma serve anche a determinare l'esercizio del potere del branco più forte.
Chissà.
L'unica cosa certa è che questo ordine serve anche a non andare oltre. Impegni le tue giornate senza perderti in questioni esistenziali che sarebbero vitali, che dovrebbero essere la priorità assoluta. Piuttosto che interrogarsi su chi siamo, che siamo, da dove veniamo e dove andiamo, meglio dedicarsi alle nostre normalissime fatiche che nulla hanno da invidiare a quelle di Ercole, perchè qui è in ballo ogni giorno la nostra sopravvivenza.

Marco Barone

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