Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio e il caso dell'intitolazione delle vie nell'attesa dell'accertamento della giustizia

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Memoria, giustizia e toponomastica: il caso Giulio Regeni a dieci anni dalla scomparsa Il decennale del sequestro e dell'omicidio di Stato di Giulio Regeni rappresenta un tragico spartiacque temporale. Dieci anni costituiscono un tempo sufficientemente lungo per storicizzare un evento, ma dolorosamente insufficiente a lenire una ferita ancora aperta. Nonostante un contesto geopolitico globale sempre più frammentato e complesso, il percorso giudiziario si trova oggi a un punto di svolta: l'evidenza dei fatti emersi finora sfida apertamente i tentativi di insabbiamento e la retorica della post-verità. Il nodo politico e giudiziario Sotto il profilo analitico, i funzionari egiziani imputati nel processo non vanno considerati come elementi isolati, bensì come l'espressione strutturale degli apparati di sicurezza della dittatura di Al-Sisi. In quest'ottica, l'attesa sentenza italiana assume un duplice valore: Penale: accertare le responsabilità individuali dei soggetti ...

Da D’Annunzio a Slataper da anche lo sloveno come schiavo meridionale a s’ciavo

Vi sono scrittori che in Italia vengono reputati come valore d’Italia. Ma se il valore d’Italia passa dalla formulazione intellettuale dello squallore pregiudiziale che oggi ben si definirebbe come razzista, significa voler il male di questo Paese e compromettere i rapporti con i nostri vicini. Su D’Annunzio sono stati diversi i giudizi a dir poco severi, da Benedetto Croce che arrivò ad augurargli la morte “mi sembra il meglio che possa fare per sé e per l'Italia “ a Pasolini, a Montanelli che arrivò a definire sulla linea pasoliniana, “l’impresa di Fiume” simbolo del dannunzianesimo, “non un fasto, ma un nefasto nazionale e una delle più buffonesche italianate della nostra Storia”. Per citare tre filoni diversi della cultura italiana. 
E D’Annunzio aveva una vera e propria ossessione per coloro che definirà come  "barbari, " schiavi meridionali". Definì i croati in diversi contesti come lurido, mandrie di porci, schiaveria bastarda. Ma anche lo sloveno non è immune da tali giudizi. Che verrà coinvolto suo malgrado direttamente o meno in ciò che verrà scritto e poi letto il 19 ottobre 1919 in una lettera che ha come destinatari principali i fiumani dal titolo Italia e Vita.
Una lettera dove emergono concetti ed aspetti che connoteranno quell'imperialismo italiano che porterà all'invasione del Balcani con tutte le conseguenze e responsabilità nefaste che la storia ci ha ben insegnato in cui l'Italia si è auto-assolta. Un D'Annunzio che prova a giustificare il perchè della necessità di mantenere sotto il dominio italiano alcune zone strategiche: "a settentrione di Fiume, essi debbono includere Idria, affinché la torbida Balcania non prema le spalle di Gorizia e di Tolmino."
Od ancora "come Idria, Postumia aspetta a noi. Se non la tenessimo, il flutto della gente balcanica, il flutto della barbarie schiava, giungerebbe a una ventina di chilometri dalle mura di Trieste."
Od ancora: "Col distretto di Postumia lasceremmo in mano degli Schiavi meridionali il valico di Longatico, quello di Nauporto e forse quello di Prevaldo, che costituiscono da tempo immemorabile la vera Porta d’Italia, la soglia latina calcata dalle incursioni boreali e orientali dei Barbari di ogni evo." Nauporto, ovvero Vrhnika, dove tra le altre cose nacque Ivan Cankar uno dei più importanti scrittori sloveni. Ed è ovvio che in tale calderone forgiato dal poeta amante della guerra vi rientrano anche gli sloveni e non solo i croati visto che in quei luoghi di cui alla lettera vi vivevano soprattutto sloveni.
Ed anche in Slataper, nella sua nota opera “ Il Mio Carso”, parzialmente autobiografica, ed esaltata a dismisura a Trieste, a proposito dello sloveno emergerà: “Barbara è la tua anima, (...)Che fai, cane! O diventa carogna putrida a impinguare il tuo carso infecondo (..) S'ciavo, vuoi venire con me?”. Ovviamente ciò è stato giustificato come espediente letterario, come provocazione per determinare una sorta di reazione nello sloveno il cui comportamento viene reputato a dir poco come remissivo. Certo. Semplice così. E se fosse accaduto il caso inverso? Ci sarebbero scuole, piazze, vie, opere, dedicate a questi due soggetti? Verrebbero considerati come valore di un Paese? Dunque D'Annunzio e compagnia varia fuori dalle...grazie. O devono intervenire dall'estero per farcelo capire?

Marco Barone

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