Il gran teatro di Trieste: tra il jazz degli Angloamericani, l'illusione del TLT e i selfie con D'Annunzio

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C'è un'ironia sottile — e diciamolo pure, del tutto meravigliosa — nella storia moderna di Trieste. Da una parte c’è chi guarda a certe nostalgie e pensa subito: "Ma ci state prendendo in giro?" . Dall’altra, invece, c’è chi avverte una sorta di grande, sublime tormento amletico, un richiamo disperato a quell’età dell'oro che va dal giugno del '45 all'ottobre del '54. La Trieste della Reggenza angloamericana! Quel momento incredibile in cui arrivano gli alleati e portano la cioccolata, le sigarette americane, il jazz, lo sport e, naturalmente, uno sballo assolutamente sfrenato. Il tutto, s'intende, prima che la città venisse restituita all'Italia. E lì nasce il mito del TLT, il Territorio Libero di Trieste! Che a un certo punto, nei primi anni Duemila, vive una resurrezione prodigiosa: cortei di migliaia di persone, un entusiasmo travolgente. L’Eldorado adriatico! Poi però — com’è tipico delle cose umane e soprattutto della politica locale — co...

Cent'anni dalla Rivoluzione russa e cinquant'anni dalla morte del Che cosa è rimasto?

Non voglio perdermi in quella che potrebbe risultare una tanto scontata, quanto banale dialettica. 
Non vi è stata alcuna ricorrenza per l'inizio del processo rivoluzionario russo, iniziato come è noto nel febbraio del 1917. Qualcosa si muoverà probabilmente per la ricorrenza della rivoluzione d'ottobre. Ma l'unica cosa certa è che nessuno poteva fino a qualche anno addietro immaginare che questo centenario sarebbe stato così ridimensionato dalla storia dove quasi quasi lo si deve celebrare di nascosto.  
Si faranno i nomi di Lenin, Marx, Trotsky, Stalin, delle varie correnti e guerre violentissime che si son innescate all'interno del processo comunista. Si dirà che il vero comunismo non vi è mai stato, che vi è stata una degenerazione. Si dirà di tutto e di più. L'unica cosa certa è che se il Comunismo come ideologia è stata ad oggi sconfitta in modo evidente ed il capitalismo si è rigenerato con tanto di nuovi manifesti, questo non significa che le idee fondamentali del comunismo siano state superate. Perchè le ricette per contrastare le soluzioni sono sempre quelle, ridistribuzione delle ricchezze, statalizzazione, nazionalizzazione, bene comune, uguaglianza e diritti. Ma è innegabile che oggi la falce e martello è un qualcosa più da porta chiave, da adesivo, da film in bianco e nero che altro. E' stato insieme a satana probabilmente il simbolo più odiato e temuto nel nostro occidente . Ma vi è chi resiste e non vorrà, comprensibilmente e giustamente, far mai tramontare il simbolo del comunismo, la falce e martello che non potrà essere sostituito da computer e mouse, perchè sarebbe ridicolo. Cent'anni dalla rivoluzione russa. Cosa è rimasto? 
Ma saranno anche cinquant'anni dalla morte dell'immenso Che. Diventato icona, presente in diverse magliette, qualche fascista ha cercato anche di appropriarsene, simbolo di una nazione, ma simbolo anche della rivoluzione degli oppressi contro il solito capitale. Ha fatto una fine tremenda, violentissima. Film, libri, musiche, dischi, fumetti, quadri, stampe,  merchandising importante, sopravvissuto a quello del comunismo tradizionale. Ma è rimasto solo questo del Che? 

Marco Barone

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