Chichiarelli e la grande inchiesta mancata sul mondo dell'arte corrotto

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Roma, quartiere Talenti. È una notte di settembre del 1984. Via Ferdinando Martini. Il buio è denso, di quelli che nascondono bene i segreti, ma non il rumore secco dei colpi di pistola.Precisi. Un’esecuzione in piena regola. A terra resta un uomo. Si chiama Antonio Giuseppe Chichiarelli , ma per tutti, nel mondo dell’arte e in quello delle ombre, lui è solo "Rally" .  Aveva urlato contro il killer, cercò di affrontarlo prima di essere ucciso, ma non ebbe scampo. Ma chi era davvero Tony Chichiarelli? Un artista mancato? Un falsario geniale? O un ingranaggio pericoloso in un meccanismo molto più grande di lui? Chichiarelli non era un soggetto qualunque. Era un talento straordinario. Le sue opere originali si racconta che fossero notevoli e più autentiche delle sue riproduzioni. Uno capace di dipingere un De Chirico o un Guttuso così bene che persino gli esperti restavano a bocca aperta. Ma non si fermava alle tele. No. Nella sua villa trovano di tutto   come i ti...

A Gorizia "ritornano" gli americani. Occasione per chiedere lumi sul settembre nero goriziano del '47


Come riporta il Piccolo di Gorizia per l'occasione dell'ennesimo anniversario della "restituzione" di Gorizia all'Italia che coincide con l'importante Trattato di Pace del '47, in città ci saranno dei reduci americani, in ricordo della loro esperienza con il GMA a Gorizia. Da 12 giugno del '45 fino a metà settembre del '47, un biennio angloamericano di amministrazione ed occupazione del territorio goriziano e non solo. Ma accaddero anche delle cose brutali, soprattutto nel settembre del '47, noto come il settembre nero goriziano. Venne assaltata la federazione Comunista di Gorizia, venne incendiata la casa del Popolo di Gradisca e si tentava l'assalto alla sede del PCI di Monfalcone e di Ronchi, ma senza successo grazie alla resistenza dei comunisti. Venivano affisse per la città di Gorizia delle liste di proscrizione nelle quali si minacciavano di morte i cittadini che cercavano la collaborazione con i popoli confinanti, gli sloveni. Sloveni che subirono violenze, saccheggi, distruzione di negozi, boicottaggi, pestaggi, insulti. La situazione divenne talmente insostenibile che venne presentata, dal deputato della Costituente, Giordano Pratolongo, una interrogazione al Governo per sapere quali “ provvedimenti siano stati presi o si intenda prendere per garantire le istituzioni democratiche e le libertà dei cittadini nella provincia di Gorizia contro le aggressioni e le violenze scatenate da provocatori fascisti e nazionalisti a danno di italiani e sloveni e delle organizzazioni democratiche: e per l'arresto e la punizione dei responsabili dei gravi fatti accaduti nei giorni scorsi”. Si denunciava in particolare quanto accadde tra il 13, 14 e 15 settembre 1947, si ricordava, tra le varie cose, oltre a quelle già in precedenza elencate, anche la devastazione della tipografia del giornale democratico sloveno Primorski, l'assalto alle cooperative, negozi di proprietà di sloveni, assalti a case private di sloveni e comunisti italiani e sloveni. Il tutto accadde anche quando in città giunse la divisione Mantova e le autorità italiane, presenti nella zona di Gorizia tra la notte della domenica 14 settembre e le prime ore del 15 settembre non presero ufficialmente possesso del territorio sgombrato dagli alleati ed il passaggio effettivo di poteri veniva ritardato. Un ritardo nel quale si è consumato l'assalto violento come ora ricordato. Cosa ci possono dire i reduci americani,che hanno conosciuto l'esperienza goriziana sul campo, di tutto ciò?

Marco Barone


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