Il "frullato storico" e le piazze forni: il caso di Monfalcone

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  Pensateci bene. Quando noi oggi passeggiamo per i centri di certe nostre città, ci troviamo spesso di fronte a degli spazi che, francamente, non hanno più alcun senso. E prendiamo un caso formidabile, un caso che se ci pensate lascia davvero sbalorditi: Monfalcone.  Ora, bisogna fare un passo indietro. Ai tempi dell'Impero Asburgico — ah, che tempi per l'urbanistica, signori! — quelle che venivano chiamate, non a caso, le "Piazze Grandi", avevano una caratteristica che oggi a molti sembra un'anomalia, un corpo alieno, ma che allora era assolutamente ovvia: gli alberi. Gli alberi facevano parte integrante della veduta urbana! Era così a Trieste, per dirne una. Poi, nel corso del Novecento, cosa ci è saltato in mente? Abbiamo preso questi luoghi e li abbiamo trasformati in sterminate spianate di cemento. O di marmo, per chi voleva fare le cose in grande. Spazi che oggi, in piena estate, diventano semplicemente dei forni a cielo aperto.  Ma torniamo a Monfalcone, p...

Se si litiga per 120 posti di lavoro ultra precari a Monfalcone per lavoratori del territorio(?)

L'ex provincia di Gorizia ha un tasso di disoccupazione enorme, a cui poi si devono aggiungere gli scazzati, o rassegnati, ovvero gli inattivi. Ma accade che mentre la gente comune non sa più a che santo o non santo rivolgersi per avere un posto di lavoro dignitoso, e con uno stipendio non da morto di fame, e possibilmente con diritti seri e non fumosi, dai comunicati e dalle dichiarazioni lette pare di capire che praticamente si "litiga" sul trofeo che si deve portare a casa per 120 posti di lavoro ultra precari. Se da un lato l'attuale sindaco di Monfalcone rivendica in un certo senso l'importanza di questo risultato, dall'altro a livello regionale si urla che non è merito del Comune di Monfalcone la possibile assunzione di 120 lavoratori alla Fincantieri ma della Regione.  
Ma siamo veramente all'assurdo. 120 posti di lavoro in contratto di somministrazione, nell'ambito delle ditte di appalto. Il discorso si potrebbe chiudere qui. In una realtà che, come ha evidenziato il Piccolo, continua ad esternalizzare per rimanere competitiva sul mercato, dove su 5600 lavoratori quasi 4000 mila sono in appalto/subappalto ed i diretti sono circa 850.  E dove il concetto di internalizzazione è più utopico di un'oasi  verde nel deserto dopo aver attraversato per giorni, senza bere, chilometri pesanti e sabbiosi. Per non parlare della perla, che siano del territorio. E se uno si sposta da Catanzaro la residenza a Monfalcone, per lavorare qui, come viene considerato? Baruffe estive prive di ogni senso e di logica ed a dirla tutta si rimane veramente sconcertati.
 
Marco Barone 

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