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La scuola della competizione deve essere fermata, basta voti non siamo mercanti

Una delle cose che più mi ha colpito durante il voto in Gran Bretagna è quanto avvenuto durante l'operazione di scrutinio. Vedevi giovani, probabilmente studenti e volontari correre come dannati, mentre indossavano una maglietta con scritta la sezione in cui doveva avvenire il conteggio dei voti. La notizia è stata che  Sunderland ha perso il primato, battuta da Newcastle. Una competizione nella competizione. Ha un senso tutto ciò? Non lo so. Quello che so è che questo sistema esasperato della competizione è arrivato da tempo anche in Italia ed ha favorito il sistema dell'esclusione danneggiando profondamente quello spirito di inclusione che ha sempre caratterizzato la nostra scuola pubblica. Scuola pubblica continuamente sotto attacco, per ultimo con la peggiore legge mai scritta nel settore dell'Istruzione, quale la 107 del 2015, nota come "buona scuola", ma diventata subito di dominio pubblico come cattiva scuola. Competizione tra classi all'interno della stessa scuola e tra scuole all'interno della stesso ambito e così via scrivendo, con il sistema assurdo dell'Invalsi, che tra prove a cronometro e quiz alla fine dei conti altro non serve che a stilare classifiche tra la scuola più brava e quello meno brava, all'interno dei parametri definiti da questo sistema. Nel mentre di tutto ciò avanza il progresso, che a dirla tutta favorisce un mero regresso nel settore dei diritti sociali, ma si continuano ad applicare schemi di una società del '900 superata ed anacronistica. Nella scuola di oggi da un lato vi è stato un vero e proprio proliferare di sistemi compensativi che passando da sigle come BES, DSA, attraverso PDP e PEI, piano didattici personalizzati e piani didattici individualizzati, rendono nella sostanza impossibile la bocciatura perchè un ricorso in Tribunale è sempre pronto e difficilmente verrà respinto. E sulla bocciatura andrebbe effettuata una riflessione profonda, soprattutto se oggi ha ancora un senso. Dall'altro lato si continua a perseverare nel sistema perverso dei voti. I voti sono la base della società della competizione che corre nella direzione dell'esclusione e non dell'inclusione. La società ad alta tensione competitiva compromette quello spirito di solidarietà sociale che è tutelato, a parole almeno, nei principi fondamentali della nostra Costituzione. E' dalla scuola che si determina il nostro futuro, ed il futuro che si prospetta è pessimo. La libertà d'insegnamento è sempre più  ricattata dalla competizione e senza libertà d'insegnamento non ci sarà alcuna società libera di pensare e criticare, non ci sarà più alcun processo sostanziale di uguaglianza e di solidarietà, si minerà ogni processo di consapevolezza, si diventerà tutti dei numeri, numeri che non avranno alcun valore e numeri che verranno sopravvalutati all'interno di un mercato sempre più esasperato dove si è conferito un prezzo alla vita umana. La scuola non è un mercato, la vita umana neanche, ma è quello che stiamo diventando, mercanti inconsapevoli e uomini e donne con un prezzo di partenza, una volta usciti dalla scuola.
 
Marco Barone 
 

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