Monfalcone, la toponomastica racconta l'identità politica di una città da sempre moderata ma nelle scuole prevale l'intitolazione militare

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  Se si vanno a guardare dal 1948 ad oggi le volontà democratiche del popolo monfalconese alle urne, si sono affermati ben otto sindaci democristiani, cinque sindaci socialisti sino al 1993, tre sindaci seppur con mandati rinnovati di centrosinistra,  dal 1993 al 2016 e dal 2016 amministra la destra radicale. Una città fondamentalmente di spirito centrista, moderato, moderazione che la si intravede anche nella storia della toponomastica e odonomastica cittadina. Perchè a volte i nomi dei luoghi, delle vie, delle strade e delle piazze, parlano meglio di qualsiasi altro atto e gesto politico. Fotografano ciò che è stato ma che non è detto che continuerà ad essere, perchè oggi riuscire a cambiare i nomi delle vie, nel bene o nel male, dipende dai punti di vista, è decisamente più complicato rispetto al passato che rischia pertanto di essere indelebile e rappresentare un mondo, una società che non esiste più con tutte le contraddizioni del caso. Su circa 300 vie esis...

Cosa sarebbe successo se gli emigrati italiani in USA avessero trovato soltanto chiese come riferimento


Nell'ultima serata del Festival del giornalismo di Ronchi si è svolto il dibattito sul nostro mondo a pezzi, con la presenza di  Christiana Ruggeri giornalista del Tg2 e Adib Fateh Ali giornalista dell'Agenzia di stampa Askanews con la moderazione del direttore de Il Piccolo, Enzo D'Antona.
Il pensiero iniziale, da parte degli organizzatori, è andato a Tortora ed al fotoreporter Andrea Rocchelli.
Diversi gli aspetti toccati, dalle questioni dell'Isis, dove è stato evidenziato il rigido lato religioso del loro modo di operare, delle quattro dottrine dell'Islam, e di quella "moderna" che è la più estremista, nata per opera di un mussulmano andato a Londra nel 1800, dottrina che oggi giorno è nella sostanza seguita dall'Isis. Significative le riflessioni sulla consistenza degli sciiti, il petrolio esiste dove esistono le minoranze sciite così come si è sottolineato che il modus operandi del terrorismo islamico in Europa è diventato più aggressivo da quando sarebbe incrementata l'aggressione da parte dei russi. Si è affrontata la problematica dei migranti dove è stato evidenziato che in passato vi erano luoghi di riferimento gestiti dalle organizzazioni internazionali, nei Paesi africani, dove poter avviare la pratica di rifugiato ed oggi invece si assiste a strade, via terra o via mare, della morte che ben conosciamo. Sono emerse delle perplessità sulla figura di un noto prete che opera in Svizzera, che non si capisce sei sia dell'Eritrea o dell'Etiopia sulla questione dei migranti e sul suo modo di operare.
Si è toccato anche l'aspetto Trump, della Brexit e si è discusso su quello che accade in Venezuela. Ha suscitato particolare attenzione una riflessione sollevata da parte di Adib Fateh sul sistema di (non) integrazione come sussistente in Italia. Non si capisce perchè solo in Italia nelle moschee non si parla in italiano, ha detto, in un Paese dove fino a buona parte del '900 si svolgevano le messe ancora in latino. Una volta, in Italia, vi erano luoghi laici di riferimento per i migranti, si insegnavano le regole sussistenti in Italia, si insegnava il diritto di famiglia, la Costituzione, la laicità, oggi i migranti hanno come riferimento principalmente strutture religiose e se non preghi non avrai alcun tipo di aiuto, a partire dall'inserimento lavorativo.  
Il direttore del Piccolo, D'Antona, ha concluso affermando "proviamo solo ad immaginare cosa sarebbe successo se gli emigrati italiani in America avessero trovato soltanto strutture religiose come punto di riferimento".  Ed ha perfettamente ragione.  L'integrazione passa attraverso la conoscenza della lingua, della laicità e l'assenza di luoghi neutri, laici, minano alla base ogni processo minimo d'integrazione e conseguentemente facilitano gli estremismi, i processi di esclusione. Ed ancora una volta è la strada maestra della scuola, dell'istruzione che dovrà segnare la differenza. Non abbiamo bisogno di nuovi schiavi da sfruttare, di nuovi estremisti religiosi, ma di cittadini liberi e consapevoli.

Marco Barone

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