Nel 2026, 80 anni dalla strage di Vergarolla, come per la strategia della tensione, senza verità, anche se non si era più in Italia

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  Ancora oggi non c'è una lapide istituzionale che ricordi a dovere le vittime della strage di Vergarolla di cui non si conosce il numero esatto dei morti, 64 furono  le vittime identificate. Quanto accaduto il 18 agosto del 1946 ha lasciato il segno indelebile nella storia delle complesse vicende del confine orientale spesso strumentalizzate per revisionismi storici, nazionalismi nostalgici, che nulla c'entrano con la verità e la giustizia negata alle vittime di quel fatto drammatico. Come accaduto durante lo stragismo neofascista durante la strategia della tensione, praticamente non vi è stata alcuna verità, nessuna inchiesta degna di nota. Solo supposizioni, teorie, ipotesi, spesso istanze degne di ultras più che di seguaci della verità. Quel fatto tragico è stato chiaramente utilizzato dalla retorica revisionista per le proprie battaglie ideologiche anticomuniste e contro la Jugoslavia comunista di Tito. Quando accadde quel fatto, Pola, era una zona enclave all'interno ...

Cosa sarebbe successo se gli emigrati italiani in USA avessero trovato soltanto chiese come riferimento


Nell'ultima serata del Festival del giornalismo di Ronchi si è svolto il dibattito sul nostro mondo a pezzi, con la presenza di  Christiana Ruggeri giornalista del Tg2 e Adib Fateh Ali giornalista dell'Agenzia di stampa Askanews con la moderazione del direttore de Il Piccolo, Enzo D'Antona.
Il pensiero iniziale, da parte degli organizzatori, è andato a Tortora ed al fotoreporter Andrea Rocchelli.
Diversi gli aspetti toccati, dalle questioni dell'Isis, dove è stato evidenziato il rigido lato religioso del loro modo di operare, delle quattro dottrine dell'Islam, e di quella "moderna" che è la più estremista, nata per opera di un mussulmano andato a Londra nel 1800, dottrina che oggi giorno è nella sostanza seguita dall'Isis. Significative le riflessioni sulla consistenza degli sciiti, il petrolio esiste dove esistono le minoranze sciite così come si è sottolineato che il modus operandi del terrorismo islamico in Europa è diventato più aggressivo da quando sarebbe incrementata l'aggressione da parte dei russi. Si è affrontata la problematica dei migranti dove è stato evidenziato che in passato vi erano luoghi di riferimento gestiti dalle organizzazioni internazionali, nei Paesi africani, dove poter avviare la pratica di rifugiato ed oggi invece si assiste a strade, via terra o via mare, della morte che ben conosciamo. Sono emerse delle perplessità sulla figura di un noto prete che opera in Svizzera, che non si capisce sei sia dell'Eritrea o dell'Etiopia sulla questione dei migranti e sul suo modo di operare.
Si è toccato anche l'aspetto Trump, della Brexit e si è discusso su quello che accade in Venezuela. Ha suscitato particolare attenzione una riflessione sollevata da parte di Adib Fateh sul sistema di (non) integrazione come sussistente in Italia. Non si capisce perchè solo in Italia nelle moschee non si parla in italiano, ha detto, in un Paese dove fino a buona parte del '900 si svolgevano le messe ancora in latino. Una volta, in Italia, vi erano luoghi laici di riferimento per i migranti, si insegnavano le regole sussistenti in Italia, si insegnava il diritto di famiglia, la Costituzione, la laicità, oggi i migranti hanno come riferimento principalmente strutture religiose e se non preghi non avrai alcun tipo di aiuto, a partire dall'inserimento lavorativo.  
Il direttore del Piccolo, D'Antona, ha concluso affermando "proviamo solo ad immaginare cosa sarebbe successo se gli emigrati italiani in America avessero trovato soltanto strutture religiose come punto di riferimento".  Ed ha perfettamente ragione.  L'integrazione passa attraverso la conoscenza della lingua, della laicità e l'assenza di luoghi neutri, laici, minano alla base ogni processo minimo d'integrazione e conseguentemente facilitano gli estremismi, i processi di esclusione. Ed ancora una volta è la strada maestra della scuola, dell'istruzione che dovrà segnare la differenza. Non abbiamo bisogno di nuovi schiavi da sfruttare, di nuovi estremisti religiosi, ma di cittadini liberi e consapevoli.

Marco Barone

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