Stefano Furlan ricordato ovunque ma a Ronchi non esiste neanche una targa

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  Ci sono vicende che sembrano chiudersi nel giro di un attimo, e invece no. Rimangono lì, aggrappate alla memoria, perché  non è questione di fare della retorica inutile, quella che, insomma, lascia il tempo che trova, ma di non permettere che l'esistenza di una persona svanisca nel nulla. Di dire chiaramente: questa è stata un'ingiustizia. Come ad esempio nel caso di Stefano Furlan. Lui era di Ronchi, una famiglia semplice, gente comune. Ma la sua storia,  la ricordano tutti. La ricordano le tifoserie di mezza Italia nel mondo del calcio, persino quelle avversarie. Perché Stefano, nel febbraio del 1984, si trova esattamente dove nessuno vorrebbe mai trovarsi: nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. C'erano stati disordini, scaramucce tra i tifosi della Triestina e quelli dell'Udinese, fuori dallo stadio Grezar, a Trieste. I dettagli, nella storia, sono sempre sfuggenti. Stefano esce dalla curva, deve raggiungere la sua macchina, una Fiat 128 blu parcheggiata in vi...

Monfalcone e razzismo contro un cingalese: "Che cojoni 'sti bacoli di merda i se anca qua!"




 
I casi di razzismo sono in aumento, ma in aumento sono anche le segnalazioni, le denunce, il muro non tanto dell'indifferenza, che ahimè esiste, ma quello del timore o della fatica di prendere carta e penna od una tastiera per denunciare crolla. Un segnale in tal senso è emerso con forza con la nota lettera pubblicata sul Piccolo di Trieste che ho ripreso sia sul blog che su facebook. La tematica del razzismo è importante, e colpisce quando accade in una città che si considera aperta come Trieste e quando viene colpito lo sloveno, che nel corso della storia ha subito da queste parti una mera operazione di "bonifica etnica".
Non si tratta di casi isolati, come alcuni commenti hanno sottolineato, " e comunque ne ho sentite altre di questo genere, non è il solo caso" e vi è chi ha ricordato anche il  proprio passato "Mi ricordo e mi rattristo ancora ...ho avuto una simile (peggiore) esperienza quando ero alle superiori. Due ragazze e tutto l'autobus contro... siamo dovute scendere noi per sicurezza" chi evidenzia il fatto che se in Slovenia non parlano italiano si rimane infastiditi "Sarebbe bello vedere quanti triestini che vanno a mangiare in Slovenia parlano Sloveno! Invece, purtroppo, succede anche che si incazzano perché il cameriere non parla italiano!" e chi ha denunciato su Facebook un becero episodio di razzismo che si è consumato a Monfalcone contro un ragazzo cingalese.

"Stamattina ero davanti l'atrio dell'ospedale. Alla mia sinistra un giovane cingalese (o giù di lì) appartato, stava tranquillamente telefonando (...) ad un tratto arriva un signore bisiacco in bicicletta che entra in zona pedonale (fino all'entrata dell'ospedale) in sella... sarà stato sulla cinquantina.  Mentre scende dalla sua bicicletta che appoggia al muro davanti all'ingresso dove sono ben visibili i cartelli "Vietato appoggiare le biciclette" - via di fuga sbotta ad alta voce: "Che cojoni 'sti bacoli di merda (guardando verso il ragazzo) i se anca qua!".

Storie di ordinario razzismo, che spesso rimangono nascoste, che procurano una immane sofferenza a chi li subisce e spesso determinano un mero senso di incredulità a chi assiste a tale squallore. Storie di ordinario razzismo che si realizzano frequentemente nei confronti di esseri umani, di persone la cui unica colpa è quella di avere la pelle di un colore diverso, di parlare una lingua diversa, o di non appartenere alla inesistente "razza italica" che qualcuno vorrebbe probabilmente riproporre insieme a tutte quelle schifezze disumane che hanno caratterizzato per oltre due decenni l'Italia e questo difficile e da sempre multiculturale territorio. Storie di ordinario razzismo che vanno denunciate, sempre e devono essere conosciute perchè nessuno possa dire di non sapere quello che accade.

Marco Barone 

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