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Dopo l'attentato di San Pietroburgo la reazione nella rete è soft


 
Io non so tacere quando in me è il cuore a parlare. Così scrisse  Fëdor Dostoevskij,  e nella sua San Pietroburgo  esiste il Museo letterario memoriale a lui dedicato. Ma questa meravigliosa città della Russia, che nel prossimo futuro ospiterà la sede della Gazprom ed è tra le 25 città più consigliate da visitare nel mondo, nel centenario della rivoluzione russa, ha conosciuto un tremendo atto di terrore, che come sempre si scaglia contro i civili. Chiunque sia stato ha colpito nel cuore della Russia, ha sfidato il potente ed odiato presidente Putin nel momento in cui in quella città stava incontrando il capo di stato bielorusso Alexandr Lukashenko. Nulla è casuale. Ma è sempre interessante monitorare le reazioni, anche emotive che si registrano in rete. Contrariamente ad altri atti terroristici, la reazione della maggioranza degli utenti in Italia è quella di condividere la notizia dell'attentato, o dire che in Russia è accaduto l'attentato, senza aggiungere commenti o considerazioni e senza quel mantra che ora sarebbe io sono San Pietroburgo, almeno in Italia. E San Pietroburgo risulta essere il primo trend su twitter dopo uomini e donne. Giusto per capire in che situazione ci troviamo.
 
Invece, in diverse parti del mondo un messaggio di solidarietà univoco ha iniziato a prendere piede. Il tutto si pone in linea nel nostro non imparziale Paese con l'assenza,salvo qualche caso, di dirette e sorte di maratone televisive che per altri fatti similari, invece, vi sono state.

I motivi possono essere di varia natura, vuoi per la poca simpatia che si nutre complessivamente nei confronti di Putin, vuoi per l'antipatia mai tramontata verso la Russia, vuoi perchè siamo un feudo USA. Distorsioni proprie di un Paese come il nostro che non devono stupire e che hanno profonde ragioni culturali, e soprattutto politiche.

Marco Barone 

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