Passa ai contenuti principali

La Carta di Roma? Un documento privo di autocritica e si persiste sugli errori dell’Europa. Così non va


Una dichiarazione simbolica, sottoscritta da 27 leader, così si legge in premessa, dei vari stati membri delle istituzioni dell’UE. E si dice subito che sono orgogliosi dei risultati raggiunti dall’Unione Europea. Le fondamenta dell’attuale Unione Europea sono quelle del mercato, dell’economia, sulla circolazione delle merci, solo successivamente si sono affermati importanti diritti umani, o situazioni finalizzate a garantire la libera circolazione delle persone, a partire dalla demolizione delle frontiere. Ma scrivere in premessa di essere orgogliosi dei risultati raggiunti, significa auto-celebrarsi, senza capire che le politiche governative degli ultimi decenni hanno portato l’Europa nella situazione disastrosa nella quale noi tutti ci troviamo, Grecia docet ed Italia pure. Europa nata dalle macerie della seconda guerra mondiale, che ha conosciuto conflitti importanti, come quello devastante della Jugoslavia, d’altronde non poteva esistere una Jugoslavia socialista forte alle porte della nascente Europa. Questo è certo. Settanta righe, tre pagine e quattro punti che caratterizzano una dichiarazione masochista politicamente.  
La prima voce è la sicurezza, protezione delle frontiere esterne, e contrasto al terrorismo e criminalità organizzata. Voce della sicurezza che rientra anche nel quarto punto. Si insiste sul liberismo, che all’interno di una globalizzazione sfrenata ha letteralmente massacrato le economie dei Paesi dell’Europa del sud e colpito duramente i diritti dei lavoratori e fomentato diseguaglianze pazzesche. D’altronde non si parla mai di redistribuzione delle ricchezze, troppo a sinistra come concetto. L’Europa che dicono costoro di volere non è tanto più quella delle diversità, motto storico dell’Europa, unita nelle diversità, ma di omologazione nel mercato interno unico, di unità, di crescita sostenibile, di progresso economico e sociale. Per non parlare del fatto che si persiste a mantenere impegni con l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, di cui ancora oggi si fatica a comprendere il senso della sua esistenza, salvo che per giustificare spese militari, o guerre per esportare la democrazia, rivelatesi totalmente fallimentari e disastrose a livello umanitario. Guerra non fa rima con diritti umani. Non si tratta di una occasione mancata, perché le politiche che caratterizzano i principali Paesi membri della UE sono fermi su questa linea. L’Unione Europea è un bene da salvaguardare, ma la sua salvezza passa dal rovesciamento della situazione attuale. Serve una Europa che sappia dare priorità assoluta ai diritti umani, con politiche importanti a favore dei diritti dei lavoratori, con politiche forti finalizzate a determinare una giusta redistribuzione delle ricchezze, con un graduale superamento degli Stati favorendo una nuova Europa geopolitica con le macro regioni. Se così non sarà,  non lamentiamoci se i nazionalismi, e gli zombi nazionalisti, cioè coloro che incarnano lo spirito obsoleto di un nazionalismo morto e sepolto e riportato cameratescamente in vita, possano avere la meglio e condurci in un nuovo periodo buio, favorito dalle politiche sballate di questa Europa che non piace più a nessuno, salvo a chi si auto-celebra nelle proprie errate convinzioni e nella inutilità di un salotto accessibile solo ad una élite che non rappresenta più nessuno. La dichiarazione di Roma è la conferma della distanza profonda e dolorosa che esiste tra i vertici del potere e la base della società.

Marco Barone

Commenti

Post popolari in questo blog

Passo dopo passo il Nord è conquistato da chi vuole "l'indipendenza della Padania"

Ciò che non è entrato dalla porta principale, entra, anno dopo anno, passo dopo passo, in modo sistematico, con estrema pazienza ed intelligenza politica, dalle finestre che connotano la casa del Nord. Un Nord che è uscito con le ossa fratturate dalla crisi del 2007, divenuto isola felice per le mafie, per la corruzione, ma che ha continuato ad essere rispetto al Sud sempre il locomotore dell'Italia, Paese che sta all'Europa come il Sud Italia sta al Nord Italia. Ed il Nord non ci sta più. Pensiamo al Friuli Venezia Giulia, dove cortocircuiti storici sono anche visibili. Ovunque piazze dedicate all'Unità d'Italia che qui non poteva essere festeggiata perchè quando questa raggiunta non era mica contemplata l'Italia, ma si era in gran parte in quello che veniva definito come l'Impero felice a cui è stata anche dedicata una piazza e si continuano a dedicare statue o celebrarne i fasti nobiliari. E poi sarà in prima linea su due fronti di guerra catastrofici, la …

Salvare le scritte storiche sui muri delle nostre città dei tempi della guerra. Rischiano l'estinzione

Il Friuli Venezia Giulia è una polveriera storica impressionante. Anche se la storia che ovviamente si racconta di più e che ha sancito le sorti di quel presente che viviamo è quella del '900. Terra martoriata da due catastrofi mondiali e che ha rischiato, per la nota causa di Trieste, di scatenare anche la terza. Ci sono diverse testimonianze storiche di quel tempo, soprattutto della seconda guerra mondiale e delle fasi successive alla liberazione dal nazifascismo che caratterizzeranno le sorti di Trieste e dell'Isontino per diversi anni. Ad esempio si possono ancora oggi leggere in alcune località, come Monfalcone, Ronchi, delle scritte che inneggiano alla Jugoslavia, alla settima Repubblica Federativa Jugoslava. In rosso.
Sopravvissute al tempo, alla storia, alla memoria. Anche se a dire il vero ne sono rimaste solo una manciata e difficilmente leggibili. Ma anche per Trieste ci saranno testimonianze del genere come nelle località sicuramente interessate da questa contor…

Scuola tra docenti impotenti senza autorevolezza e autorità in una lotta per la sopravvivenza

I tempi del grembiule, delle bacchettate, delle punizioni dietro la lavagna o di altre amenità sono finiti da un pezzo come la scuola dell'ordine e della disciplina. Forse il grembiule potrebbe ritornare, o anche no, ovviamente non devono trovare alcuna dimensione e spazio violenze psicofisiche all'interno della scuola. Ma nel giro di un paio di generazioni che sono coincise da un lato con l'avvento di internet che ha tolto ogni freno inibitorio e dall'altro della scuola trasformata in luogo dove i docenti hanno perso ogni autorevolezza ed autorità, dove non contano più niente, non hanno più alcun potere, salvo qualche caso raro di abuso di mezzi di correzione e violenza che comunque vengono sanzionati a dovere ed utilizzati per demonizzare una intera categoria presa letteralmente a schiaffi ogni giorno, si è realizzato il disastro pieno. 
La scuola deve solo "vendere" un prodotto, che è il titolo di studio o diventare luogo di ammortizzatore sociale. Insegu…