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Dalla nascita della Repubblica oltre 40 ministri all’Istruzione, rari i docenti "ministri"



Oltre 40 sono i ministri dell’Istruzione che si contano, ad oggi, in Italia, dalla nascita della Repubblica. Quasi sempre docenti universitari, si contano sulle dita di una sola mano i ministri provenienti direttamente dal mondo della scuola. Diversi i nomi che nel bene o nel male hanno segnato la storia politica di questo Paese, che sono passati dall’Istruzione, si ricordano Antonio Segni, Aldo Moro, Scalfaro, Spadolini, Mattarella, Iervolino. Nel 2001, come è noto, nascerà l’attuale MIUR. Quello che dovrebbe far riflettere è che nella storia della Repubblica italiana le competenze, a livello ministeriale, sono state sempre, diciamo opinabili. Forse il top lo si è raggiunto con il pregresso ed attuale Governo.  Quello della scuola è un settore delicatissimo, fondamentale per la società ed anche la democrazia. Ed il fatto che nel corso della storia della Repubblica italiana sono quasi pari al nulla gli insegnanti nominati come ministri, ciò dovrebbe pur significare qualcosa. Certo, non è che metterci un docente risolve i problemi, ma almeno vi è qualcuno che conosce realmente il mondo della scuola, che può essere "sfidato" sul terreno delle reali conoscenze e competenze.  Chi non conosce il mondo della scuola, chi non ha mai vissuto il mondo della scuola dal suo interno, dalla parte della cattedra, come può minimamente pretendere di capire i meccanismi che caratterizzano la scuola? Infatti, tanti disastri sono stati compiuti anche per questo motivo, per ultimo la “buona scuola” che passerà alla storia come la peggior legge in materia d’Istruzione mai normata in Italia da quando esiste la Repubblica, scritta contro la quasi totalità della comunità scolastica, e divenuta subito schifo scuola. Forse sarebbe il caso di scorporare l’Istruzione, dall’Università e Ricerca, ed iniziare a ragionare sulle competenze, oltre che sull’ascolto effettivo e non strumentale all’ego politico di qualcuno. La scuola è una cosa seria, e se è già dall'alto che si conferiscono esempi sbagliati, cosa pretendere? Però, a dirla tutta, siamo certi che si tratti di esempi sbagliati? Od il tutto è la banale espressione del sistema del potere? Dove il ministro, alla fine dei conti, non conta proprio un bel nulla?
Marco Barone 

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