Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars

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La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa.    A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 5...

Questione immigrazione: si è oggi in uno stato di "guerra civile" dialettica, che il FVG sia da esempio contrario


Rilevo che l'Assessore regionale alla cultura, sport e solidarietà, Gianni Torrenti, ha colto bene la direzione che voleva intraprendere la mia dura osservazione come pubblicata dal Piccolo di Gorizia. Il FVG, soprattutto nel '900 ha conosciuto tragedie e drammi come un mero unicum nell'Europa, un concentrato di eventi storicamente enormi che ancora oggi fomentano dibattiti e controversie. Ma la solidarietà è stata la perla che ha sempre unito in questo regione nei momenti drammatici, ed è per questo che provo un senso di incredulità quando si assiste a situazioni come quelle di Gorizia, alla vicenda del Silos di Trieste, ultimamente ai fatti di Udine od Aquilinia. Certamente vi è chi non aspetta altro che fomentare il tutto per fini ed intenti politici, anche con una dialettica volgare e squallida. In linea di principio il voler realizzare in FVG il modello diffuso di accoglienza era (ed è) una cosa enorme ed assolutamente condivisibile. Ma non può funzionare, ed in parte non ha funzionato, senza la collaborazione degli Enti Locali tutti. L'articolo 3 della Costituzione si applica anche allo "straniero" che qui viene accolto, senza dimenticare la legislazione sia essa nazionale che regionale che assegna ai Comuni specifici compiti necessari a garantire alle persone, anche se temporaneamente presenti sul territorio, diritti di cittadinanza sociale, ecc.  Ora, il recentissimo Decreto legislativo 18 agosto 2015, n.142 attuativo della direttiva comunitaria 2013/33/UE e 2013/32/UE, entrato in vigore dal 30 settembre 2015,assegna poteri importati al Prefetto.  Non può essere delegato tutto alle Prefetture, ma è arrivato il momento che le Prefetture utilizzino il pugno duro, superando i Comuni volutamente dormienti e coinvolgendo la cittadinanza in processi decisionali vitali. Il Decreto sullo stato di emergenza si è perso per strada, e magari questo avrebbe risolto situazioni come quelle di Gorizia, ad esempio. Forse è il caso di riproporlo? Così come è necessario comunicare, informare, la cittadinanza, su come l'accoglienza funziona dove funziona, quali sono le opportunità anche per gli italiani. Ad oggi si sa poco e nulla in un sistema ove il volontariato continua a farsi un mazzo enorme per sopperire lacune enormi, e ciò non va bene. 
Così come dovrebbe essere lo Stato a centralizzare il sistema dell'accoglienza ponendo fine al sistema degli appalti. Si determinerebbero migliaia di posti di lavoro, con datore di lavoro lo Stato, in Italia e centinaia nella nostra regione a favore dei disoccupati, in un territorio economicamente sofferente come il nostro. Così come è necessario potenziare la Commissione Territoriale, ad oggi risultano poco più di 862 ricorsi per richieste d'asilo respinte. Ma i Tribunali intasati e senza organico vivono situazioni di difficoltà, si deve investire per la certezza del diritto perchè ci possa essere certezza nell'accoglienza. Se qualcuno vede come soluzione il palliativo estetico dei militari per le strade delle nostre città ciò non mi stupisce, perchè in linea con quell'ondata di ignoranza e semplicismo e banalità del male che ci sta conducendo verso una sorta di "guerra civile", ad oggi dialettica, e speriamo che rimanga solo tale.

Marco Barone

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