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Ci vorranno vent'anni per l'equiparazione delle unioni civili con il matrimonio

La LEGGE 20 maggio 2016, n. 76 nota come Cirinnà, è un provvedimento che alla fine dei conti si renderà utile per un semplice motivo. A causa delle volute ed imbarazzanti omissioni che emergono, per opera di un legislatore ostaggio di pregiudizi e principi degni dell'epoca dei templari, sarà la giurisprudenza a colpi di sentenze a consentire quella sospirata ed attesa equiparazione tra unioni civili e matrimonio che oggi non esiste e non potrà esistere con questo provvedimento legislativo.
Certo, dei passi sono stati compiuti, verso o non verso, è una questione di prospettiva. 
Ma l'unica cosa certa è che siamo riusciti a realizzare una delle peggiori leggi in materia a livello europeo, che ha creato enormi illusioni a causa di una propaganda governativa inaccettabile. La voce dei giuristi competenti in materia pare essere univoca. Il matrimonio è una cosa, le unioni civili una cosa diversa, punto.
D'altronde ciò emerge fin dall'inizio. 
E chiaramente. L'articolo 1 afferma che "La presente legge istituisce l'unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale ai sensi degli articoli 2 e 3 della Costituzione e reca la disciplina delle convivenze di fatto.E quindi già qui emerge una prima e chiara ed evidente distinzione rispetto alla fattispecie del matrimonio di cui all'articolo 29 della Costituzione, che non viene volutamente citato."
Non si parla mai di famiglia, l'obbligo reciproco alla fedeltà, elemento determinante per la sussistenza del matrimonio, non esiste. E da qui si capisce chiaramente che questa legge non pone e non porrà le basi per l'adozione, perchè le unioni civili non sono una famiglia, non rientrano nel matrimonio, salvo per disposizioni particolari e mirate, come quelle delle successioni, insomma, sono una invenzione all'italiana, pessima. 
Per alcuni aspetti questa legge pare essere una sorta di insulto all'intelligenza delle persone. Per esempio nel comma 24 quando si scrive " L'unione civile si scioglie, inoltre, quando le parti hanno manifestato anche disgiuntamente la volonta' di scioglimento dinanzi all'ufficiale dello stato civile. In tale caso la domanda di scioglimento dell'unione civile e' proposta decorsi tre mesi dalla data della manifestazione di volonta' di scioglimento dell'unione." 
E cosa accade durante tale periodo? Continueranno a convivere? E se uno dei due esprime questa volontà all'insaputa dell'altro convivente? Visto che non emerge alcun tipo di obbligo di informativa?
 
Molti, obietteranno, ma il comma 20? "Al solo fine di assicurare l'effettivita' della tutela dei diritti e il pieno adempimento degli obblighi derivanti dall'unione civile tra persone dello stesso sesso, le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi» o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonche' negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell'unione civile tra persone dello stesso sesso." 
Certo,  è un bel comma, anche se non chiaro nella sua applicazione così come non chiaro è se i suoi effetti incidono anche verso gli atti  funzionali  e preliminari all'unione civile e non solamente su quelli conseguenti all'unione civile. Un bel comma, che al secondo periodo ti riporta bruscamente con i piedi per terra. "La disposizione di cui al periodo precedente non si applica alle norme del codice civile non richiamate espressamente nella presente legge, nonche' alle disposizioni di cui alla legge 4 maggio 1983, n. 184. Resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti."
Però, come scritto in premessa, alcuni spiragli si apriranno. Si apriranno grazie alle discriminazioni che deriveranno proprio dall'applicazione rigorosa o non rigorosa di questa Legge, si apriranno per le omissioni, volute, ed incredibili, che contiene. Ma ci vorranno vent'anni, perchè si possano affermare orientamenti consolidati, che possano favorire una sana e piena equiparazione tra unioni civili e matrimonio, con i tre gradi di giudizio, tra Corte di Cassazione , Costituzionale e Giustizia Europea, che verranno sicuramente interpellati . Diciamolo pure, il problema è uno solo, l'unione tra le coppie dello stesso sesso. D'altronde in un Paese razzista come il nostro, cosa aspettarsi?
Perché quelle eterosessuali, tramite le norme esistenti sulle regole della convivenza avevano già delle tutele minime. Qui si è creato un gran pasticcio indigesto per i diritti civili. Forse era meglio non averla, che avere tale roba? Visto che è praticamente totalmente da rivedere e riscrivere? E visto che politicamente, se non cambieranno le cose, ci vorranno decenni per rimetterci mano? E visto che rischia di frenare, seriamente, un sano progresso normativo in tal senso?
Marco Barone

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