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Amministrative 2016 Ronchi e Monfalcone: eppur qualcuno dovrà andare a governare

A Ronchi e Monfalcone il 23 ottobre è sempre più vicino, e questo lo si capisce da alcune opere di manutenzione che sono in corso.  Quello che dovrebbe essere ordinario, spesso diviene straordinario, come quando arriva il Presidente della Repubblica.
Magari si tratterà di una coincidenza, chissà. A parer mio sarebbe stata cosa buona e giusta, dopo la naturale scadenza del mandato elettorale, e vista la questione del referendum fusionista, fallito in modo clamoroso, avviare il commissariamento dei rispettivi Comuni e stabilire una data ritenuta giusta, equilibrata.
Una data così ravvicinata mina diverse prerogative partecipative democratiche. Avranno la strada in discesa le forze politiche più strutturate, quelle minori o che nascono dal basso, per ovvietà, dovranno scalare una montagna di difficoltà incredibili. Dunque già in partenza emergono delle gravi disparità.
Ma confrontandomi con tanti concittadini emerge una sola questione, ovvero la preoccupazione. Si è preoccupati per il futuro della propria città, visto che ad oggi non è emersa una sola riga programmatica, una mezza virgola su quale debba essere l'idea di Ronchi o Monfalcone che si voglia proporre alla comunità. Da un certo punto di vista ciò è comprensibile, visto come funzionano gli schemi della politica. Prima il contenitore, poi i contenuti. Prevarrà l'usato sicuro o si affermerà un ribaltamento? Nel nome di che cosa? A Monfalcone il rischio ballottaggio è elevato, a Ronchi questo rischio non vi potrà essere perché non si andrà al ballottaggio. Tra i due litiganti prevarrà una terza soggettività che romperà gli schemi classici e diventati oramai obsoleti? Venendo alla situazione di Ronchi ad oggi è una via di mezzo tra un piccola cittadina divenuta “dormitorio” con una marea di case sfitte, e luogo dove si vorrebbe fare tanto, tra la nostalgia dei fasti di un tempo e la ricerca di nuove vie che possano dare a questa bella località un minimo di sana vitalità. Vitalità che deve passare anche attraverso la bellezza, la cura dei luoghi, l'accoglienza, la cultura, l'ambiente, il lavoro, il contrasto alle speculazioni edilizie, alle cattedrali nel deserto, per divenire attraente per rimettere in moto la propria economia ed ambiente sociale. 
A Monfalcone il problema dei problemi sarà quale rapporto si vorrà instaurare con i cantieri, e se dunque Monfalcone dovrà continuare ad essere la città dei cantieri, od i cantieri saranno di Monfalcone. Quali le priorità programmatiche per una nuova Ronchi e Monfalcone? Sono tante le questioni da affrontare, discutere, su cui confrontarsi. Ma il tempo è breve, brevissimo e si rischia di affrontare il tutto con estrema superficialità per dare priorità alla guerra tra fazioni politiche o personali, ed in questo momento in via generale pare prevalere la politica dei nomi, degli accordi per tutto ma non per le rispettive città. Ci sarà il tempo giusto, adeguato, per esporre e criticare i contenuti dopo aver creato il contenitore? E' nella consapevolezza della sussistenza di questo quadro che ci si deve muovere. Cosa decideranno i cittadini lo scopriremo presto, l'unica cosa certa è che mai quanto questa tornata elettorale del 23 ottobre, emergerà un distacco ed un disinteressamento che dovrà tutti spingere alla seria riflessione. Eppur qualcuno dovrà anche andare a governare, anche se un noto tormentone estivo dice andiamo a comandare. Ma qui da comandare non vi è un bel nulla, da governare vi è praticamente tutto.

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