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Se a Trieste la priorità è la fantomatica sicurezza


Ingigantire fino all'inverosimile determinati episodi, comporta che in alcune città si possa inculcare il convincimento che le cose siano ben differenti dalla realtà vissuta. E' almeno dal 2015 che a Trieste si è pompata la questione "decoro" la questione "degrado" la questione sicurezza. Dalla vicenda assurda dei Topolini, ad altri episodi che, per quanto deplorevoli, possono essere ritenuti come ordinari in qualsiasi località. Trieste è una città complessivamente tranquilla. Pare che invece per alcuni le priorità siano quelle di sgomberare i centri sociali, sgomberare i mendicanti abusivi, liberare la città da tutte quelle situazioni che ne minano il solito decoro, nel nome del quale più di qualcuno vorrebbe l'ordine sociale, ergo sistema securitario. Esistono delle Leggi e vanno applicate, ma va applicato anche il buon senso, e se questo verrà meno è facile immaginare che a Trieste potrà incrementare un significativo sistema di tensione sociale. Ricordo ancora, ad esempio gli effetti della delibera del Comune triestino,del 15 ottobre 2010 (prot. Corr 2/5/42/1-2010) con la quale si disponevano “Limitazioni all’esercizio dei mestieri di strada, di suonatore ambulante, cantante, cantastorie e similari” dove per evitare una sorta di "scadimento della qualità della vita e del decoro urbano”, il musicista rischiava prima di essere allontanato, e se continuava a suonare rischiava il sequestro dello strumento, se non una multa di 100 euro.
La risposta è stata una partecipata manifestazione auto-organizzata con oltre 500 triestini a sostegno del mondo degli artisti di strada e contro quella incredibile ordinanza. E chissà se arriveranno altre ordinanze similari, già attuate in passato e che hanno evidenziato la loro inconsistenza non solo dal punto di vista sociale ma anche giuridico. Il voto dei triestini è stato chiaro, così come il non voto. Il non voto non è dato tanto dal fatto che la sinistra non ha saputo comunicare i suoi programmi, i suoi successi od insuccessi, il punto è che la sinistra che è al governo ed è stata recentemente al governo, in via generale non è che abbia fatto tante cose di sinistra, spesso e volentieri ha emulato la destra. Penso alle questioni storiche, che sono emblematiche ed avranno ed hanno un loro peso a Trieste. Mi riferisco, ad esempio, all'ultima cerimonia, quella antistorica sul 12 giugno, dove in rappresentanza del Comune vi era un consigliere comunale, circondato in alcuni momenti da simboli di associazioni nostalgiche del ventennio. Stessa ritualità con i medesimi simboli, che puntualmente si ripete alla cerimonia di Basovizza per il giorno del ricordo con la presenza di politici di una certa "sinistra". Ecco, queste cose hanno avuto un loro peso. Certo, non si dimentica che la precedente Amministrazione ha dedicato uno spazio pubblico ad Ondina Peteani, o che dopo 75 anni in Piazza dell'Unità è stata collocata una targa che ricorda la nefasta proclamazione delle Leggi Razziali. Così come è apprezzabile la tardiva, seppur importante, delibera che darà luogo finalmente a Trieste ad una targa, cosa sulla quale ho insistito diverse volte, in piazza della Borsa  ove si ricorderà la memoria dei fuochisti, tra il 14 e 15 febbraio del 1902, 13 operai persero la vita, insieme ad uno studente ed una guardia di polizia, repressi bruscamente dalle autorità austriache. O la targa che troverà a breve luogo a Basovizza nei pressi dell'importante monumento dedicato ai fucilati antifascisti di Basovizza.  Però non si può stare con un piede in due scarpe, non si può perseguire, se si è di sinistra, "la memoria condivisa" che altro non è che un pilastro del revisionismo storico, perché ciò prima o poi lo si pagherà, e così è stato. E se questo concetto viene esteso alle questioni sociali, lavorative, ambientali e politiche varie, ben si può capire anche il perché a Trieste ha vinto la destra, l'originale piuttosto che, per alcuni aspetti, una sua copia sbiadita.

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